(Il farmaco) "ha la naturale sede di erogazione nella farmacia, presidio di salute aperto a tutti, sottoposto al controllo delle autorità sanitarie e affidato alla responsabilità di un professionista, il farmacista" (Decalogo della Carta del Farmaco, punto VIII)


Rubrica mensile

La "Rubrica mensile" del M.S.F.I. viene pubblicata per offrire periodicamente un singolo argomento di attualità inerente la sfera sanitaria che possa interessare, in modo diretto o indiretto, il cittadino-paziente . I temi proposti possono essere tratti dalle rassegne stampa di enti sanitari ufficiali, dalle pagine dei media in edizione cartacea o da archivi telematici di spazi-web accreditati. Il M.S.F.I. si impegna a pubblicare contenuti "originali", citando la fonte e, quando possibile, inserendo link e contatti diretti, al fine di rispettare i propri criteri di correttezza e trasparenza; si impegna altresì a commentare tali contenuti con considerazioni e opinioni personali che, in linea con quanto previsto dal proprio Statuto, possano volgersi a favore della tutela della Salute pubblica, nel tentativo di approfondire ed esplicitare determinate tematiche.

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  • Ottobre 2009 - Influenza! Influenza!

    Di questa infezione virale un tempo si poteva morire. L'influenza è infatti una delle tante infezioni virali che si possono contrarre nella stagione fredda (fra settembre e aprile infatti circolano, nell'aria che respiriamo, centinaia di virus patogeni capaci di causare altrettante sindromi simili alla "normale" influenza, altrettanto fastidiose ma, tutto sommato, meno "aggressive").
    Oggi continuiamo fortunatamente ad ammalarci di influenza tenendo in allenamento il nostro sistema immunitario... L'influenza stagionale, fatte salve le "mutazioni" che colpiscono il virus ogni anno, mantiene, tutto sommato, il proprio profilo patologico stagione dopo stagione: a grandi linee, nulla cambia da un anno all'altro. Cambiano però le condizioni socio culturali così che situazioni patologiche come le epidemie influenzali fanno "audience" e influenzano (chiediamo scusa per il gioco di parole), di conseguenza, i comportamenti e i consumi.


    Oggi è la volta dell'influenza chiamata "suina".
    La normale influenza stagionale, invece, non sembra essere percepita, pur mietendo vittime, come "pericolosa" e così passa sotto silenzio: i media non diffondono cifre relative ad una epidemia ricorrente di anno in anno e familiare ai cittadini.

    Influenza! Influenza! Da anni conviviamo con essa e la maggior parte di noi senza grandi difficoltà. Ma se si parla di influenza suina? Panico, paure, catastrofismi. Pur non essendo molto diversa dall'influenza degli scorsi anni (se non per il fatto di colpire individui più giovani, essendo probabilmente immuni gli individui sopra i 49anni, e di essere molto contagiosa anche se poco pericolosa) fa parlare di sé i mass media, spaventa i cittadini e, soprattutto, focalizza su di sé l'attenzione distogliendola da temi più rilevanti.

    Allarmismi inutili? Forse. Non pretendiamo di fornire risposte a quesiti di tale portata. Tuttavia invitiamo ad una riflessione intorno a due dati emblematici:

    • Qualche tempo fa "qualcuno" minacciosamente gridò "Aviaria!!!"...
    • Ogni anno, e ormai da decine di anni, la "normale influenza" ammazza, solo in Italia, una media di 8000 (ottomila! Fonte: Ministero della Salute) persone.

    Con questo mese è iniziata a pieno regime la campagna di vaccinazioni per l'influenza "tradizionale" ed è imminente quella per l'influenza "suina". Fra sensazionalismi e psicosi dilaganti, l'influenza "tradizionale" è paradossalmente meno considerata dai media e dalla popolazione rispetto alla "nuova" influenza suina. Il sottile gioco della scarsa informazione, insufficiente a dissipare in modo incisivo e trasparente i dubbi e le paure della popolazione, e della disinformazione, alimentata dai tuttologi di turno o da media poco informati, ha avuto terreno fertile dal momento che la popolazione non conosce affatto l'influenza A.

    Essendo questo il primo anno di pandemia, la popolazione non ha esperienza diretta di questo virus (sebbene il virus H1N1 sia presente da anni e da anni causi, ogni anno, infezioni virali) ed è facilmente suggestionabile. La popolazione ha invece una lunga esperienza circa l'influenza tradizionale che, nonostante mieta migliaia di vittime ogni anno, non è stata mai protagonista di nessuna "corsa agli igienizzanti", di nessuna "caccia agli antivirali".

    Le norme di prevenzione dell'influenza stagionale e dell'influenza A sono le medesime e si basano soprattutto sul buon senso e su elementari accorgimenti igienici. Le due influenze sono virali: due virus, distinti ma piuttosto simili, causano un'infezione che determina una serie di sintomi molto simili (e a loro volta simili a quelle causate dai vari virus parainfluenzali). Entrambe le infezioni hanno, in media, una durata analoga (circa una settimana) e i sintomi, generalmente, tendono a regredire spontaneamente. Sotto questo punto di vista, l'eventuale terapia farmacologica è puramente sintomatica.

    Esistono però le possibili complicanze e i decessi sono dati incontrovertibili.

    Le vittime della normale influenza sono 8000: 8000 persone su circa 56 milioni. 8000 persone sono "tante" ma, in rapporto all'intera popolazione, sono decisamente "poche". Il virus A(H1N1) si comporta in modo simile a quello della normale influenza, ma la sua virulenza e la sua "aggressività" sono, almeno per adesso, inferiori. "Almeno per adesso", in quanto questi virus sono potenzialmente soggetti a mutazioni che possono determinare un'alterazione della loro struttura e, quindi, una serie di modifiche nelle loro caratteristiche microbiologiche.

    Il virus H1N1 responsabile della pandemia è un virus di derivazione suina (di qui il termine "influenza suina"). La letteratura scientifica conta vari casi di infezione virale da suino a uomo ma il virus A(H1N1) è una variante che si è adattata all'organismo umano e che, per la prima volta, può diffondersi da essere umano a essere umano. Le complicanze dovute a infezioni virali come l'influenza stagionale o quella suina si verificano soprattutto in individui con patologie croniche pregresse, deficit immunitari, età avanzata o molto precoce, eccetera. Questi individui sono fra le categorie per le quali è raccomandata la vaccinazione e, in caso di complicanze, sono quelli per i quali potrebbe essere indicata una terapia farmacologica antivirale. Per le persone in un "normale" stato di salute non ci sono controindicazioni alla vaccinazione, ma è improbabile che l'eventuale infezione dia luogo a complicanze e, di conseguenza, i farmaci antivirali non sono indicati.

    I sintomi e il decorso dell'influenza stagionale sono molto simili a quelli dell'influenza suina, a loro volta molto simili a quelli di virus parainfluenzali o similari: è relativamente facile ipotizzare un'infezione virale basandosi sui sintomi, ma per una diagnosi vera e propria occorrono ben altri strumenti. E qui sorgono le cosidette leggende metropolitane in merito all'influenza stagionale e, non appena finita l'estate, all'influenza suina. Febbre, tosse, naso chiuso e dolori articolari: "Ecco, mi sono già beccato l'influenza!" oppure: "Oddio, ho l'influenza suina!".

    Dal 27 luglio 2009, la diagnosi di influenza da virus A(H1N1) si basa sul solo criterio clinico (viene definita come un'affezione respiratoria acuta ad esordio brusco e improvviso con febbre >38°, accompagnata da almeno un sitnomo tra i seguenti: cefalea, malessere generalizzato, brividi, sudorazione, astenia e da almeno uno dei seguenti sintomi respiratorie: tosse, faringodinia, congestione nasale.) e i casi vengono segnalati settimanalmente in forma aggregata dalle Regioni/PP.AA. La conferma dei casi viene effettuata su un campione dei casi notificati settimanalmente. A titolo puramente informativo, il 18 ottobre 2009 si erano raccolte 15.455 segnalazioni di sospetta influenza suina; i casi successivamente confermati sono stati "solo" 2.948 (fonte: ISS e Ministero). Per l'influenza stagionale il discorso diagnostico è, con le dovute differenze, analogo. Mentre il vaccino antiinfluenzale "tradizionale" è disponibile nelle farmacie aperte al pubblico e richiede prescrizione medica), il vaccino per l'influenza A sarà distribuito, su base regionale, dalle ASL e/o dal medico di famiglia.

    Concludendo: sì ad accorgimenti igienico-sanitari preventivi dettati dal buon senso; sì all'interesse verso la tutela della propria salute; sì all'automedicazione responsabile. No a psicosi, paranoie, allarmismi e scarsa informazione.

    Ulteriori approfondimenti:


    Settembre 2009 - L'estate, con le sue lunghe giornate di luce e con il caldo che rallenta ogni attività, è in qualche modo un periodo di sospensione, di pausa, per tutti, anche per chi non si allontana da casa, per chi non va in vacanza o lavora. Ma quando verso i primi giorni di settembre, l’autunno avanza con le sue ombre un brivido freddo percorre molti di noi. Sopraggiunge una nuova stagione, più buia e fredda, che porterà con sé un nuovo anno scolastico, una nuova scuola, forse, e la ripresa del lavoro che… Ci sarà? Come sarà? Una certa ansia si fa strada in ognuno di noi, ma quando la sofferenza diventa più acuta e la paura del futuro è più intensa alcuni rimedi omeopatici possono essere d’aiuto.

    ARSENICUM ALBUM

    Spesso possono avere molto giovamento da questo rimedio persone che tendono ogni anno ad ammalarsi nello stesso periodo dello stesso disturbo, oppure che si ammalano di disturbi alternanti tra loro, per esempio di un disturbo della pelle che, quando passa, è sostituito da un disturbo respiratorio. Si tratta in genere di persone meticolose, che preservano con cura e precisione i loro beni, le loro cose, così come la loro salute: per esempio sanno di ammalarsi spesso di malattie da raffreddamento, e cercano di evitarlo attraverso l’igiene e altre attenzioni. In tali persone la cura delle cose spesso rasenta la pignoleria: chi segue i propri ospiti togliendo l’invisibile scia di polvere che questi lasciano dietro di sé, chi impiega un bel po’ di tempo a sistemare simmetricamente i lacci delle proprie scarpe, chi sistema meglio raddrizzandoli i quadri appesi nelle studio medico. La possessività e la cura delle cose sono segni di un’ansia esistenziale, di un’insicurezza che si manifestano con la ricerca di preservare con ordine e meticolosità i propri beni e la propria salute e con il bisogno della presenza rassicurante di qualcuno accanto. Chi ha bisogno di Arsenicum ha anche un grande bisogno di pulizia, di ordine; è disgustato da ciò che potrebbe essere sporco e talvolta persino dalla vista e dall’odore del cibo, e può essere soggetto a vomito e diarrea da intossicazione alimentare. I disturbi come il mal di gola, le cistiti, i mali di stomaco, le infiammazioni delle mucose sono generalmente brucianti e migliorano con il calore, e in generale il paziente Arsenicum ama stare ben coperto aprendo magari un po’ la finestra per respirare aria fresca. L’ansia per l’autunno che avanza si scongiura cercando di tenere qualcuno vicino, anche solo per sentirne la presenza, senza avere necessariamente una relazione, una vera comunicazione. E’ un' insicurezza esistenziale che spesso disturba il sonno tra la mezzanotte e le tre del mattino, con irrequietezza, con voglia di alzarsi per fare qualcosa che si era tralasciato. Un’influenza si può curare con Arsenicum album quando c’è febbre con freddolosità, e quando il malato, abbattuto e indebolito, ha una gran paura per la propria salute, acquietata dalla presenza di qualcuno vicino, e non riesce a stare fermo, cambia continuamente posto (dal divano alla poltrona per esempio), ed è infastidito dalla minima cosa che non sia in ordine. Spesso il mal di gola scende alla laringe dando raucedine e fitte brucianti aggravate dalla tosse, che di solito è secca, ad accessi, con sete d’acqua a piccoli sorsi. A volte, curando un’influenza con le caratteristiche di Arsenicum album, (l’ansia, l’irrequietezza, i bruciori migliorati dal calore,) si noterà che insieme alla guarigione dall’influenza c’e un miglioramento della qualità del sonno e una serenità piacevole, questo perché con l’omeopatia si riequilibra tutta la persona insieme ai sintomi di quel particolare momento.

    GELSEMIUM SEMPERVIRENS

    Gelsemium sempervirens è il rimedio adatto per un’ansia meno esistenziale, ma legata invece a prove da affrontare, come può accadere prima di esami, di situazioni nuove o insolite, in cui bisognerà tenere sotto controllo molte attività e si teme di non farcela. In queste situazioni Gelsemium si sente preso da una specie di debolezza e mancanza di forza di volontà, come se queste novità da affrontare lo paralizzassero. Nei testi dell’800 è presentato come il rimedio per i soldati in procinto di affrontare una battaglia! Se dobbiamo affrontare un esame o una prova e la concentrazione si fa difficoltosa, o addirittura sembra che i muscoli si rifiutino di obbedire alla volontà, Gelsemium può rivelarsi un aiuto efficace rasserenandoci. Potremo quindi sentire le nostre energie che fluiscono in modo più armonioso, aiutandoci così ad affrontare meglio una nuova scuola, un nuovo lavoro, un esame o anche solo un ritorno a scuola o al lavoro dopo la pausa estiva. Gelsemium può essere di grande aiuto anche in situazioni più importanti, come dopo un grande spavento o una cattiva notizia, quando ci si sente o mancare o come paralizzati o presi da una gran debolezza che fa temere di non essere in grado di affrontare il problema. Ci sono anche casi più gravi e cronici in cui la mancanza di forza di volontà e di debolezza sono tali da ostacolare una vita attiva. Anche un’influenza a volte può essere curata con Gelsemium: quando inizia lentamente, con mal di testa, soprattutto occipitale (dietro la nuca), con senso di peso o anche dolore bruciante ai globi oculari, e quando durante il raffreddore c’è gran sonnolenza, palpebre pesanti e non si avverte sete. A volte ci rendiamo conto che un’influenza Gelsemium arriva proprio prima di appuntamenti, prove importanti, viaggi, o quando si è sopraffatti dalle troppe cose da tener sotto controllo: Gelsemium aiuterà a recuperare energie fisiche e mentali, lucidità e fiducia.

    ARGENTUM NITRICUM

    Questo rimedio soffre di un’intensa ansia da anticipazione, che lo rende frettoloso, affrettato. Arriva in anticipo agli appuntamenti, è impaziente di mettersi alla prova e di fare bella figura, è comunicativo e impulsivo, si apre facilmente agli altri, con essi volentieri parla delle sue ansie e delle sue paure, che riguardano soprattutto i luoghi chiusi, come l’ascensore, i ponti stretti, le gallerie, l’angolo tra la cattedra e la porta della classe da cui non si può fuggire. L’ansia spesso provoca in lui disturbi digestivi e intestinali, vomiti, eruttazioni; spesso chi ha bisogno di questo rimedio ha un gran desiderio di dolci, senza che si renda conto che lo fanno stare peggio. Un caso curato con Argentum nitricum, riportato dall’omeopata James Tyler Kent¹, fu quello di una bambina di sei anni che ogni mattina, a scuola, al suono della campanella si prendeva la testa tra le mani e vomitava. L’ansia da anticipazione è solo una delle molte ansie di Argentum nitricum, che è anche un importante rimedio di attacchi di panico legati a situazioni precise. Spesso sentirà l’impulso di mettersi alla prova: guarderà giù da un baratro immaginando di cadere e continuerà a sporgersi fino a quando qualcuno non lo avvertirà del pericolo e gli dirà di smetterla. Questo rimedio può rivelarsi importante nell’età evolutiva, quando la mente si organizza per controllare gli impulsi. Prima che questa maturazione sia completa, può infatti accadere che i bambini continuino a compiere azioni pericolose anche dopo essere stati richiamati, mancando infatti in loro il pieno controllo della ragione. L’ansia di Argentum nitricum si manifesta anche con palpitazioni, ipocondria (paura di essere malati) di cui parla senza potersi trattenere, anche in situazioni improprie. In tale persona può manifestarsi anche insicurezza per la propria memoria, sentirsi soffocare in una stanza calda, perdita della voce in chi la usa per parlare o cantare in pubblico. Se l’ansia di Argentum nitricum e quella di Gelsemium si possono definire soprattutto "situazionali", quella di Arsenicum album è soprattutto "esistenziale". L'ansia di Baryta carbonica può essere invece definita "costituzionale".

    BARYTA CARBONICA

    Baryta carbonica giova quando si ha paura di affrontare ogni situazione, non soltanto il rientro dopo l’estate. Si tratta di una sorta di timidezza costituzionale, evidente per esempio nella paura di incontrare persone nuove da cui si teme di venir in qualche modo derisi. Così i bambini Baryta carbonica si nascondono dietro i mobili quando in casa entrano estranei, sembrano “più piccoli” di quello che sono, e spesso hanno imparato tardi a parlare, a camminare, a cogliere le associazioni necessarie alla vita comune. Sono creduloni e paurosi, hanno paura di tutto e non soltanto in qualche particolare situazione. Il bambino Baryta carbonica può avere bisogno di più tempo degli altri per adattarsi alla nuova scuola e, dal punto di vista fisico, può soffrire di ingrossamento delle tonsille con infiammazione ricorrente, che compare lentamente, e di ipertrofia delle ghiandole linfatiche. Di solito c’è anche tendenza alla stipsi e una particolare avversione alla frutta. Inoltre Baryta carbonica è un rimedio adatto quando l’evoluzione fisica o mentale subisce un rallentamento o un arresto. Ciò può accadere anche in alcuni adulti che in un certo periodo della vita evitano di prendere decisioni, di cambiare lavoro o residenza, e, pur avendo notevoli capacità, non riescono ad assumersi responsabilità che permettano loro di esprimersi. Essi tendono a rimanere nel loro “guscio” e ad essere condiscendenti e miti, soprattutto per mancanza di fiducia in se stessi. I bambini studiano ed eseguono bene i loro compiti sotto la guida dei genitori o di qualcuno che li segue, mentre il giorno dopo, da soli, sembrano non ricordare più ciò che avevano imparato. Dal punto di vista fisico il paziente Baryta carbonica può tendere ad essere freddoloso, a perdere progressivamente i capelli e ad avere una scarsa memoria, tanto da non ricordare ciò che ha appena letto o sentito. A volte, per esempio durante una tonsillite, può comparire la difficoltà a deglutire i solidi, e negli anziani questa difficoltà può essere legata a una specie di spasmo dell’esofago. I bambini bisognosi di questo rimedio possono presentare una tardiva maturazione sessuale. Questo rimedio può far tornare la voglia di ridere negli adulti e di giocare nei bambini, segnando così la fine di questo periodo difficile.

    Dott.ssa Anna Coppo, Farmacista
    Farmacia San Giuseppe,
    Settimo Torinese


    Bibliografia:

    • Kent, James Tyler. Lezioni di materia medica omeopatica, Palermo, Nuova IPSA editore, 1994.

    Vedi anche:


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  • Luglio 2009 - Questo mese focalizziamo la nostra attenzione su una minaccia tanto subdola quanto pericolosa: la contraffazione dei farmaci. Oltre a rappresentare un danno economico per le aziende produttrici dei farmaci originali, i farmaci contraffatti rappresentano un grave problema di carattere sanitario: somministrare qualcosa di "diverso" da quanto si creda di avere fra le mani può comportare effetti inattesi che vanno dal mancato effetto terapeutico a pesanti risvolti tossicologici. Sebbene il problema dei farmaci contraffatti riguardi potenzialmente tutto il mondo, la sua rilevanza è molto variabile da zona a zona: l'Italia e altri Paesi industrializzati, per adesso, ne sono toccati solo marginalmente rispetto a quanto avviene in alcuni Paesi in via di sviluppo ma il fenomeno è in crescita e riesce ad affermarsi più facilmente laddove controlli e restrizioni sono più carenti o meno efficienti.

    La contraffazione dei farmaci è un problema attualissimo che può in prima analisi riguardare qualisasi tipo di medicinale a più livelli. Il comune denominatore è la "non corrispondenza" fra quanto riportato in etichetta e quanto contenuto nel prodotto stesso: in alcuni casi il farmaco contraffatto conterrà principi attivi di origine, qualità e/o quantità diverse mentre in altri casi un farmaco prodotto regolarmente e legalmente sarà riconfezionato in confezioni contraffatte attestanti dosaggi più elevati o date di scadenza ritoccate. Questo temibile fenomeno non è equamente distribuito nel mondo e non riguarda nella stessa misura tutti i medicinali. La contraffazione dei farmaci è notevolmente più diffusa nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto a causa di scarse risorse economiche e di assetti legislativi non idonei a garantire i necessari controlli, e riguarda principalmente farmaci salvavita quali antibiotici, antivirali, antimalarici e antitubercolari. Fra l'altro questi tipi di farmaci sono spesso anche i più richiesti in tali Paesi a causa delle condizioni sociosanitarie in cui versano. Viceversa, nei Paesi industrializzati il fenomeno è meno diffuso a coinvolge soprattutto i farmaci più innovativi e costosi quali anabolizzanti, ormoni, alcuni psicotropici e altre sostanze oggi note come "life-style products" la cui richiesta è più tipica proprio nei Paesi industrializzati.

    Sebbene i maggiori rischi legati al mercato dei farmaci contraffatti riguardino senza dubbio l'impatto sulla salute pubblica, la reale portata del fenomeno è anch'essa piuttosto variabile. In alcuni casi le conseguenze sanitarie sono irrilevanti e l'unico aspetto degno di nota è il danno economico per la Azienda produttrice; in altre casistiche l'attività farmacologica delle sostanze presenti (o assenti) nel farmaco contraffatto si esplica con una maggiore incidenza di effetti avversi, qualora il principio attivo presente in quantità maggiori rispetto a quanto riportato in etichetta, o col mancato effetto terapeutico, qualora il principio attivo sia assente o presente in quantità minori rispetto a quanto riportato in etichetta; esiste poi la possibilità che il prodotto contenga sostanze - principi attivi e/o eccipienti - di natura diversa rispetto a quanto riportato in etichetta e, in questi casi, non è possibile prevederne a priori gli effetti farmacologici. Occorre considerare anche come i farmaci contraffatti, persino a parità di qualità e quantità in principi attivi ed eccipienti, non possano comunque essere considerati analoghi ai corrispondenti medicinali "originali" in quanto la loro produzione esula dalle buone norme di preparazione imposte dall'industria farmaceutica e non esistano autorità ufficiali che possano garantire sulla buona conservazione e sul corretto confezionamento.

    Secondo l'FDA circa il 10% dei medicinali venduti ogni anno nel mondo è contraffatto ma l'OMS considera questa stima globale troppo astratta e fuorviante proprio a causa dei caratteri di variabilità del fenomeno cui abbiamo accennato poco sopra. E' quindi ragionevole ipotizzare che l'incidenza delle contraffazioni vari da meno dell’1% nei Paesi industrializzati a più del 10% nei Paesi in via di sviluppo, anche a seconda dall’area geografica. La produzione di farmaci contraffatti, tuttavia, è solo il primo stadio di un fenomeno che coinvolge anche l'esportazione e, soprattutto, il commercio di tali prodotti. Commercio che, nella maggior parte dei casi e in particolare nei Paesi industrializzati, non può avvenire attraverso i normali canali distributivi a causa dei controlli delle autorità competenti. Questo vale anche in Italia: come affermò lo scorso anno Domenico Di Giorgio, coordinatore delle attività anti-contraffazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco, "l’Italia è il paese con il più alto numero di controlli che fanno della sua rete una delle più sicure al mondo".

    Internet, d'altra parte, si presta a eludere tali controlli e a offrire una piattaforma quasi ideale al commercio e alla promozione di farmaci contraffatti , complice anche la Legislazione farmaceutica che varia anche notevolmente da un Paese all'altro persino all'interno della stessa Unione Europea.

    L'ultimo esempio di quanto un mercato fraudolento possa essere pericoloso in termini economici e sanitari lo stiamo vivendo proprio in questo periodo ed è quello relativo agli antivirali proposti contro l'influenza suina: sono centinaia i siti internet sui quali è possibile trovare proposte commerciali di Tamiflu e Relenza (marchi commerciali degli antivirali oseltamivir e zanamivir), offerte del tipo "prendi 3 & paghi 2", (dis)informazioni sul loro impiego e sulla loro efficacia non solo nel curare ma anche nel prevenire l'infezione virale, eccetera. Anche in questo caso, esistono tre livelli di pericolo. Anzitutto, anche ammettendo che i medicinali venduti nella "farmacia online" siano originali e integri, non si tratta di farmaci di automedicazione e il loro impiego deve essere subordinato alla prescrizione medica, insieme alla quale il medico ha il dovere di spiegare al proprio paziente come, quando e per quanto tempo assumere il farmaco stesso. In secondo luogo, tuttavia, nella maggior parte dei casi non esistono garanzie nè controlli sulla qualità del prodotto acquistato sul Web ed è su questa assenza di garanzie e di controlli che il mercato dei farmaci contraffatti trova terreno fertile per il proprio sviluppo. Infine, Internet rimane pur sempre un luogo virtuale in cui praticamente chiunque può scrivere praticamente qualunque cosa su praticamente qualsiasi argomento: spacciare un antivirale come un "profilattico dell'infezione", sostenere che esso è "specifico e selettivo per il virus N1H1" o affermare che iniziare la terapia antivirale "ai primi sintomi" sia la migliore strategia per eliminare il virus, tanto per fare tre esempi, significa fare disinformazione al fine di promuovere le vendite del proprio prodotto lucrando sulla salute dell'acquirente. Acquirente che, se vogliamo dirla tutta, a volte se le va un po' a cercare.

    Concludendo: i farmaci contraffatti sono un pericolo concreto e in espansione per la salute pubblica ma sono anche un fenomeno relativamente contenuto, almeno per adesso, nei Paesi industrializzati, Italia compresa. Il sistema di controlli e di distribuzione dei farmaci in Italia offre notevoli garanzie di sicurezza al cittadino, grazie anche alle farmacie e ai farmacisti che si interfacciano col paziente nella distribuzione finale dei medicinali. I sistemi distributivi che offrono meno garanzie sono quelli soggetti a meno controlli: il mercato online è al primo posto.

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  • Giugno 2009 - Negli ultimi anni si parla molto di più di stress da lavoro, sin da prima di questa crisi economica che ha reso il problema molto più vivo e presente, con perdita di lavoro anche per persone molto qualificate professionalmente, con un’incertezza generalizzata, con la necessità di attingere a risorse interiori per ideare una via d’uscita. Già da tempo però il lavoro è sempre meno "un" ambito della vita, ma il luogo in cui si esprimono le problematiche relazionali e in cui si costruisce e si realizza la nostra identità. Infatti persino nel linguaggio corrente sono entrati nell’uso termini propri del linguaggio manageriale: gestiamo la nostra vita e i rapporti di coppia, ci diamo degli obiettivi, investiamo le nostre energie. Il mutamento della società porta a fare del lavoro il nodo centrale delle nostre esistenze e proprio nell’ambito del lavoro le nostre inadeguatezze, incertezze, difficoltà relazionali emergono con evidenze tali da generare richieste d’aiuto. Per il lavoro infatti ci si esaurisce, si perde il sonno, si vivono conflitti, si mina la salute.

    L’omeopatia può essere un interessante aiuto per equilibrare i malesseri correlati allo stress da lavoro: questo tipo di cura infatti considera le manifestazioni emotive, mentali e fisiche tutte insieme e lavora con l’uso del rimedio più appropriato per armonizzarle, così da condurre il paziente a esprimere se stesso e a svolgere i propri compiti secondo le proprie inclinazioni e in sintonia con la realtà in cui vive. I rimedi omeopatici possono aiutare per esempio chi, in questo periodo di crisi, lavora senza sosta, e pretende da soci e collaboratori o sottoposti altrettanta energia e dedizione, chi teme compiti nuovi al punto da evitarli, o chi ha l’ossessione del guadagno e del lavoro; possono rasserenare nelle situazioni di disaccordo o anche di competizione ed anche in qualche modo aiutare chi il lavoro rischia di perderlo o lo ha proprio perso o con fatica deve conciliare diversi aspetti del proprio lavoro ed anche della vita privata.

    I rimedi omeopatici, di origine vegetale, minerale o biologica sono diluiti e dinamizzati e vengono somministrati al paziente secondo la "legge del simile": circa 200 anni fa un medico sassone, Samuel Hahnemann, scoprì che il farmaco estratto dalla corteccia di China usato per curare l e febbri intermittenti, dava, in chi lo assumeva in uno stato di buona salute, sintomi simili proprio a quelli che era in grado di curare. Iniziò così la sperimentazione dei rimedi che ognuno di noi ha sentito almeno nominare: Arnica, Arsenicum album , Belladonna….I rimedi inizialmente vennero diluiti per attenuare la tossicità, poi, a diluizioni sempre più elevate si unì la dinamizzazione; le sperimentazioni coinvolsero sempre più medici ed emersero le capacità dei rimedi di indurre sintomi emotivi e di suscitare sogni. Nel testo chiamato "Organon", Hahnemann fece una sistematizzazione metodica esauriente dell’arte di guarire con l’omeopatia, mentre ne "le Malattie Croniche" analizzò il problema della tendenza ad ammalarsi, con l’individuazione di quelle che chiamò "diatesi" o tendenze morbose. Alcuni rimedi davano sintomi importanti e comuni a molti sperimentatori: sono i rimedi più importanti, circa una trentina. Vedremo come alcuni di essi possono aiutarci a vivere meglio nel mondo del lavoro.

    NUX VOMICA

    Chi ha bisogno di questo rimedio soffre di una forte urgenza interiore di portare a termine il lavoro, di uno stato di tensione interiore con incapacità a rilassarsi, di risvegli alle 3 di notte con pensieri che poi sfumano in uno stanco riaddormentarsi proprio all’ora in cui si deve svegliare. Ha una grande ambizione che, se delusa, genera una grande sofferenza con irritabilità, collera, impazienza, crampi, spasmi. Per esempio chi ha bisogno di nux vomica potrà contrarre la mandibola e potrà avere impulsi violenti anche per una piccola offesa. Ci sarà la tendenza ad essere ipercritici, litigiosi, a pretendere molto da sottoposti, soci o collaboratori. Talvolta malinconia e tristezza con sensazione di esplodere, tensione, ipersensibilità agli odori, ai rumori, alla luce, e la sensazione che il tempo passi troppo lentamente. Spesso c’è la tendenza a bere troppo caffè, ed ad abusare di farmaci per la stipsi e per problemi digestivi in generale. Si può anche avere beneficio da nux vomica se miti di indole ma costretti dal superlavoro o dalle troppe responsabilità a un logorio dei nervi che rende intolleranti a tutto. Così come c’è la sensazione di non avere mai finito il lavoro, c’è anche la sensazione sul versante fisico di urgenza inefficace nel liberare l’intestino, nell’urinare, nello starnutire, nel soffiare il naso. Chi ha bisogno di nux vomica prende facilmente freddo, patisce le correnti d’aria, preferisce il caldo e per il freddo può andare incontro a nevralgie, raffreddori, dolori alla schiena con sensazione di tensione muscolare. Un breve riposo dà giovamento, così come portare abiti comodi, liberarsi fisicamente. I sogni riguardano gli affari; un soggetto con una personalità così intensa potrà rimanere composto e calmo nelle circostanze più sconvolgenti. Un rimedio a cui pensare dunque per il superlavoro, la necessità di conciliare due o più lavori, la delusione da difficoltà finanziarie, o la perdita del lavoro.

    BRYONIA

    E’ uno dei rimedi più importanti per l’ansia legata alla sicurezza economica. Tra le più grandi paure di Bryonia c’è quella della povertà, può essere un’ansia legata a un momento contingente, pensiamo per esempio a chi ha delle scadenze nei pagamenti, ma anche un’ansia per preoccupazioni di denaro anche in chi non ne avrebbe motivo, ma vuole comunque fare di meglio, guadagnare di più, migliorare, oppure, essendo costretto in un momento della vita a fare operazioni economiche non pensa ad altro anche nel sonno. Un‘ansia può essere quella di provvedere alla propria vecchiaia, che si teme solitaria. Il superlavoro e le preoccupazioni danno irritabilità e scontrosità come in Nux vomica, ma in chi ha bisogno di Bryonia c’è una mente "appesantita", nessuna voglia di parlare, persino voltarsi verso qualcuno sarà un fastidio. L’ansia per il futuro, la tendenza ad accumulare beni, il desiderio di stare soli, la sete (l’omeopata Vithoulkas collega la gran sete di Bryonia al suo "prosciugamento emozionale"), ci guideranno a questi rimedio, che può equilibrare un gran numero di sintomi fisici, dai raffreddori, all’influenza, alla tosse in genere dolorosa, ai disturbi digestivi, urinari: questi disturbi sono di solito ad insorgenza lenta e non vogliono mai guarire. Chi ha una tosse Bryonia dovrà tenersi il petto tossendo per attenuare il dolore del movimento delle pareti del torace, il raffreddore sarà con starnuti, dolore agli occhi e tenderà a scendere alla gola dando raucedine e nella gola si sentiranno fitte dolorose tossendo o deglutendo. Anche i dolori allo stomaco sono "a fitte" e ci possono essere sapore amaro in bocca, eruttazioni frequenti acide e amare, costipazione dell’intestino. I dolori alla schiena sono più forti tossendo, muovendosi, girandosi, il sonno è disturbato da preoccupazioni materiali, questioni domestiche, litigi, affari, da avvenimenti del giorno prima. Interessante ricordare che Bryonia è un rimedio importante di dolori articolari anche legati a traumi. Ad un corso si raccontò il caso di un cavallo che soffriva di un dolore traumatico tale da impedirgli di correre; si pensava potesse avere bisogno di bryonia e la conferma venne dal sapere che il cavallo accumulava a mucchi la biada nel suo box: Bryonia portò la guarigione.

    CALCAREA CARBONICA

    Se c’è il desiderio di abbandonare gli affari a causa di un eccessivo esaurimento, dopo aver portato l‘attività a un ottimo livello, ma essendosi affaticati a tal punto da non farcela più, il rimedio può essere Calcarea carbonica, che ha giustamente la fama di guarire casi di crollo dovuto a sovraffaticamento e preoccupazione. La persona Calcarea carbonica è in genere attaccata al proprio lavoro, coscienziosa e laboriosa, e tende a dare sempre di più. Se l’affaticamento inizia a farsi sentire compariono: irritabilità, specialmente se ha la sensazione che si esiga qualcosa da lei, e la tendenza a lamentarsi del carico di lavoro, a offendersi e lamentarsi facilmente. Può persino piangere per malinconia e scoraggiamento parlando dei propri problemi. Calcarea carbonica giova facilmente a persone freddolose, infastidite dal tempo umido e freddo, leggermente sudate, che possono tendere al soprappeso, avere vertigine da luoghi alti e soffrire di paure varie, come quelle dei temporali, dei topi, delle infezioni, di ammalarsi.. Frequentemente la muscolatura è poco sviluppata e c’è poca resistenza fisica, anche lo stare a lungo seduti eretti affatica, visto che uno dei punti deboli di calcarea è la zona lombare. Calcarea carbonica sopporta male le cattive notizie, anche quelle che non lo riguardano, e le preoccupazioni.

    LYCOPODIUM

    Con poca fiducia in se stesso e nel futuro, Lycopodium non ha nessuna voglia di intraprendere cose nuove, e, cauto e indeciso, si protegge dai cambiamenti. Scrupoloso, scontento e impaziente, può essere autoritario nella vita privata e ostentare gentilezza al lavoro, soprattutto coi superiori. Può essere irritabile la mattina al risveglio e nel tardo pomeriggio può avere gonfiore addominale e mal di testa. Chi per lavoro deve apparire in pubblico può avere il desiderio di rinviare, di evitare, per paura di dimenticare qualcosa. Questo rimedio può servire ad equilibrare grandi sofferenze nel rapporto con il proprio lavoro e i propri colleghi.

    STAPHYSAGRIA

    Dolce e arrendevole, non vuole causare problemi, soffre molto la maleducazione e l’autorità, ipersensibile alla mortificazione, sopporterà un'offesa consapevole di dover essere superiore, potrà soffrirne fisicamente ma molto difficilmente perderà il controllo, è il rimedio a cui pensare per episodi di mobbing.

    SEPIA

    È un rimedio utile per il conflitto tra vita privata e lavoro, quando si arriva ad una stanchezza tale da sentire indifferenza per gli affetti, un senso di peso nel corpo e sensazioni di malinconia. Al lavoro ci sarà incapacità a socializzare e tendenza a offendersi facilmente; chi ha giovamento da Sepia sta meglio muovendosi, anche svolgendo con energia faccende domestiche, come se questo fosse d’aiuto per uscire da questa stasi dei sentimenti.

    Dott.ssa Anna Coppo, Farmacista
    Farmacia San Giuseppe,
    Settimo Torinese


    Bibliografia:

    • Kent, James Tyler. Lezioni di materia medica omeopatica, Palermo, Nuova IPSA editore, 1994.
    • Vithoulkas, George. Materia medica viva, Milano, Belladonna, 2002.
    • Sankaran, Rajan. L’anima dei rimedi, Padova, Salus infirmorum, 2000.
    • Vermeulen, Frans. Materia medica omeopatica sinottica, Padova, Salus infirmorum, 2007.
    • Boericke, William. Materia medica omeopatica, London, Homeopathic Book Publishers, 1998.


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  • Maggio 2009 - Recentemente è stato registrato un forte incremento delle segnalazioni di effetti avversi da farmaco in Italia. Questo non significa che, negli ultimi tempi, i farmaci presenti sul nostro mercato siano improvvisamente diventati più pericolosi; significa solo una maggior attenzione degli operatori sanitari alle segnalazioni dei pazienti e quindi, se vogliamo vederla in modo ottimistico, un maggior dialogo fra paziente e operatore sanitario. In questo numero della nostra rubrica mensile cerchiamo di spiegare cosa sia la Farmacovigilanza e, soprattutto, quale fondamentale e principale ruolo rivesta il cittadino all'interno di essa.

    "Il tasso di segnalazione di eventi avversi da farmaci e' praticamente radoppiato tra 2006 e 2008, passando da 108 segnalazioni per milione di abitanti a 196, con un trend in aumento anche nel 2009, solo ad aprile se ne sono contate 1150, in controtendenza coi sistemi di farmacovigilanza dei paesi europei che mostrano una flessione nelle segnalazioni negli ultimi anni. A dirlo e' Mauro Venegoni, Direttore Ufficio di Farmacovigilanza AIFA nell'ambito del simposio 'Strumenti per l'appropriatezza prescrittiva', in cui e' stato presentato il libro 'Reazioni avverse da farmaci - Sospetto e diagnosi: strumento per l'appropriatezza' che, destinato a tutti gli operatori sanitari, offre una trattazione organica e aggiornata degli elementi basilari sugli eventi avversi da farmaci. La Rete Nazionale di Farmacovigilanza, che contiene oltre 80.000 segnalazioni, e' molto migliorata anche nella qualita' delle segnalazioni, ha detto Venegoni, per esempio la percentuale di follow up delle reazioni gravi e' molto aumentata, raggiungendo il 50% dei casi. Gli eventi avversi da farmaci, ha spiegato Achille Caputi, Presidente della Societa' Italiana di Farmacologia, e uno degli autori del libro, sono una delle conseguenze piu' rilevanti dell'inappropriatezza prescrittiva, cio' nondimeno non sono ancora adeguatamente diffuse tra gli operatori sanitari la corretta valutazione del rapporto rischio/beneficio delle terapie, la consapevolezza che un nuovo sintomo possa essere causato da una terapia precedentemente prescritta e la conseguente riflessione su come rendere piu' appropriata la prescrizione. Vi sono molti casi, ha detto Caputi, in cui il medico si trova di fronte a un paziente con sintomi nuovi che scambia per una nuova malattia ma che invece non sono altro che un evento avverso di un farmaco precedentemente somministrato, il problema parte dalla formazione stessa dei medici. ''Sarebbe necessario - ha aggiunto Caputi - l'allargamento dell'insegnamento delle reazioni avverse ai farmaci a molte materie di insegnamento dei corsi di laurea in medicina e chirurgia".

    Fonte: ANSA, 6 maggio 2009.

    La Farmacovigilanza è un'attività continua di monitoraggio, studio, ricerca, analisi, raccolta, organizzazione e diffusione di alcune reazioni avverse causate dall'impiego dei medicinali presenti in commercio.

    Deve essere chiaro come, contrariamente all'opinione comune, un qualsiasi medicinale presente sul mercato non possa, e non debba, essere considerato oggettivamente e definitivamente "sicuro", nonostante la mole di sperimentazioni e studi cui è stato sottoposto prima di ottenere l'Autorizzazione all'Immissione in Commercio (AIC) e nonostante possa essere in vendita da molti anni, magari come farmaco da banco.

    Di tanto in tanto, infatti, un farmaco viene ritirato dal commercio, magari proprio perchè durante la fase post-marketing sono comparse evidenze di un'eccessiva tossicità (vengono in mente la cerivastatina del Lipobay® e il rofecoxib del Vioxx®, tanto per rimanere nelle cronache degli ultimi anni); periodicamente sono, talvolta quasi per caso, individuati nuovi potenziali effetti indesiderati, nuove interazioni farmacologiche, nuove controindicazioni che comportano una rivalutazione della sicurezza del medicinale (il migliore esempio è la controindicazione dell'Aspirina® al di sotto dei 16 anni, introdotta nel 2002 laddove l'acido acetilsalicilico è in commercio da oltre un secolo); quasi ogni giorno il foglietto illustrativo di uno o più farmaci viene aggiornato e integrato con le avvertenze più recenti (le pagine della Gazzetta Ufficiale ospitano spessissimo comunicazioni di tal genere); e così via.

    Tutto questo rappresenta una continua evoluzione della Farmacologia e può avvenire perchè a livello mondiale, oltre che nazionale, esiste questo servizio di supervisione che, in prima analisi, ha come oggetto ogni singolo farmaco disponibile sul mercato.

    Le sperimentazioni sul profilo di sicurezza dei farmaci, di fatto, non cessano mai. E' un po' come la scoperta dell'acqua calda se ci si sofferma qualche istante a considerare i limiti, per molti versi forzati, degli studi condotti sui medicinali prima della loro introduzione sul mercato. Occorre notare come gli individui sui quali vengono condotti gli studi in questione siano, per quanto numerosi, "pochi" in rapporto alla totalità dei pazienti che, nel futuro, usufruirà del farmaco e, soprattutto, come essi siano individui altamente selezionati. Per farla breve, è raro che un soggetto sul quale un farmaco viene sperimentato prima dell'immissione in commercio sia un anziano, un bambino, una donna in allattamento o in gravidanza, un individuo affetto da altre patologie (oltre a quella che il farmaco in sperimentazione dovrebbe curare) o in terapia con altri farmaci. Le conclusioni sono trasparenti e immediate: tutto ciò di cui non si ha un'esperienza diretta è, dal punto di vista del rigore sperimentale, "ignoto". Cosa possiamo dire sulla sicurezza in ambito pediatrico di un farmaco che non è mai stato sperimentato su un bambino? Siamo sinceri: poco o nulla. Stessa risposta per qualsiasi ambito nel quale il medicinale non sia mai stato sperimentato in modo diretto.

    Ecco, quindi, come buona parte delle avvertenze e delle controindicazioni di un medicinale nascano non dall'evidenza di un effetto tossico in quella determinata situazione bensì, come precauzione, dalla mancanza di informazioni sul profilo tossicologico del medicinale in quella determinata situazione. E' un atteggiamento prudente ed etico, che pone al primo posto la salute dell'individuo subordinando ad essa l'ammissione di ignoranza sui dati che, di fatto, ancora mancano.

    A questo, nel tempo e quasi involontariamente, provvede la Farmacovigilanza.

    Nel servizio di Farmacovigilanza siamo tutti chiamati a dare il nostro contributo: dal farmacista, al medico, all'infermiere, al cittadino. Nessuna di queste figure gode di ruoli privilegiati o più rilevanti perchè, nell'ottica della Farmacovigilanza, siamo tutti sulla stessa barca ed è interesse di tutti che vengano a galla quante più informazioni possibili sul profilo tossicologico dei farmaci in commercio.

    Nel nostro Paese la normativa più recente in materia di Farmacovigilanza risale al 2006 (DL 219, Titolo IX), col recepimento delle direttive europee che regolano il settore e che individuano nell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) il capo del sistema nazionale di Farmacovigilanza. Risale tuttavia al 2003 (DM 12/12) la modulistica ufficiale con cui sia l'operatore sanitario che il cittadino sono chiamati a partecipare al monitoraggio delle reazioni avverse dei farmaci tramite la "segnalazione spontanea".

    La segnalazione spontanea riveste un ruolo importantissimo, perchè chi si accorge per primo di un eventuale effetto avverso grave o inatteso di un medicinale è proprio chi lo assume (il paziente, il cittadino) e senza la sua partecipazione attiva né il farmacista, né il medico, né nessun altro operatore sanitario potrebbe accorgersi dell'evento. La legge ha previsto una scheda di segnalazione per il cittadino che potrà essere compilata direttamente da lui per poi essere notificata alle autorità competenti.

    Tuttavia rimane fondamentale che, in aggiunta o in alternativa, il cittadino riferisca quanto più tempestivamente possibile al farmacista e/o al medico ogni eventuale disturbo non contemplato nel foglietto illustrativo o altrimenti già conosciuto. In tal modo l'operatore sanitario potrà raccogliere i dettagli della reazione avversa e, compilando un'apposita scheda unica di segnalazione di propria pertinenza, farli pervenire alle strutture sanitarie competenti: "al responsabile di farmacovigilanza della struttura sanitaria di appartenenza" oppure "al responsabile di farmacovigilanza della ASL competente per territorio, direttamente o, qualora prevista, tramite la Direzione sanitaria", per gli operatori sanitari che esercitino in una struttura privata.

    La segnalazione spontanea è per l'operatore sanitario (e per il farmacista in particolare) un dovere deontologico ma non esiste alcuna disposizione che preveda sanzioni, vincoli o obblighi di alcun genere. Rimane quindi tutto subordinato alla Coscienza e alla sensibilità dell'operatore sanitario stesso.

    A tal proposito la legge prevede che vengano segnalate dall'operatore sanitario "tutte le sospette reazioni avverse gravi o inattese di cui vengono a conoscenza nell'ambito della propria attività" sebbene, nell'ambito dei vaccini e dei farmaci sottoposti a monitoraggio intensivo, siano d'interesse "tutte le sospette reazioni avverse osservate, gravi, non gravi, attese ed inattese". Valgono le seguenti definizioni (DL 219/2006, Art. 1):

    • Reazione avversa: "la reazione, nociva e non intenzionale, ad un medicinale impiegato alle dosi normalmente somministrate all'uomo a scopi profilattici, diagnostici o terapeutici o per ripristinarne, correggerne o modificarne le funzioni fisiologiche".
    • Reazione avversa grave: "la reazione avversa che provoca il decesso di un individuo, o ne mette in pericolo la vita, ne richiede o prolunga il ricovero ospedaliero, provoca disabilità o incapacità persistente o significativa o comporta un'anomalia congenita o un difetto alla nascita".
    • Reazione avversa inattesa: "la reazione avversa di cui non sono previsti nel riassunto delle caratteristiche del prodotto la natura, la gravità o l'esito".

    L'Italia rimane arretrata, in quanto a Farmacovigilanza, rispetto a molti altri Paesi nonostante l'incoraggiante aumento di segnalazioni spontanee e l'intensa e trasparente attività di alcune istituzioni indipendenti che, a parer mio, rappresentano tanto un vanto per il nostro Paese quanto un esempio per gli enti ufficiali e governativi; inoltre, non esistono imposizioni, divieti o sanzioni di alcun genere nell'ambito delle segnalazioni spontanee: una qualsiasi reazione sospetta può quindi entrare a buon diritto nel materiale oggetto della Farmacovigilanza. E' un contributo che possiamo dare tutti: meglio una segnalazione in più, magari per scrupolo, che una in meno, magari per disattenzione!

    Ulteriori approfondimenti:


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  • Aprile 2009 - A partire dal 3 aprile 2009 i vecchi termometri a mercurio sono "usciti di scena" come conseguenza del recepimento da parte della normativa italiana della direttiva europea 2007/51/CE: il decreto ministeriale del 30 Luglio 2008 stabilisce infatti che, a partire da tale data, non potranno più essere prodotte e commercializzate apparecchiature di misura (es.: termometri, barometri, manometri, sfigmomanometri) contenenti il mercurio e destinate al grande pubblico laddove il divieto non si applica, per il momento, agli sfigmomanometri per uso professionale in ambito sanitario, industriale e professionale. Per questi strumenti il decreto si riserva di identificare entro il 3 ottobre 2009 la disponibilità di alternative più sicure che siano comunque affidabili e convenienti dal punto di vista tecnico ed economico. Solo in questo caso le restrizioni verrrano estese alla strumentazione professionale mediante una nuova proposta legislativa ad hoc.

    Generalità

    I vecchi strumenti a mercurio continueranno quindi a circolare e ad essere utilizzati, anche per evitare che vadano immediatamente a danneggiare l'ambiente sotto forma di rifiuti. La messa al bando del mercurio a partire dagli strumenti di uso domestico, per i quali sono comunque già disponibili valide alternative, fa parte della più ampia politica europea che vorrebbe portare, entro il 2020, all'eliminazione di qualsiasi forma di utilizzo di questo metallo, che si presenta in forma liquida a temperatura ambiente (ed è per questo che viene detto "argento vivo"), e che è altamente volatile e molto persistente nell'ambiente.

    Esso è molto tossico per la salute umana in quanto reagisce con i gruppi amminici e sulfidrilici di proteine e enzimi bloccandone la funzionalità: gli aspetti tossicologici del mercurio, sebbene siano ancora oggetto di discussione in rapporto all'effettivo rischio ad essi associati, tendono a divenire espliciti e "certi" anche alla luce di queste disposizioni legislative che si intendere porre in essere nel prossimo futuro.

    Infatti, non é sufficiente bloccare la vendita delle apparecchiature a mercurio per eliminare questo metallo dalla nostra vita quotidiana: i vecchi termometri, come pure i barometri, sono ancora presenti in moltissime case ed è bene tenere presente qualche consiglio di prudenza per maneggiarli e smaltirli in modo adeguato, soprattutto qualora si verifichi qualche piccolo incidente domestico che porti alla loro rottura:

    • Il mercurio metallico è tossico solo per via inalatoria e/o se arriva a contatto di ferite di pelle o mucose orali.
    • Il rischio principale in caso di rottura di uno strumento a mercurio è causato dalle schegge di vetro e dall'inalazione dei vapori di mercurio.
    • I vapori mercuriali inalati permangono nei polmoni nella misura dell'80% e possono causare infiammazioni di bronchi e brochioli e, per esposizione cronica, dare effetti a livello del sistema nervoso centrale.
    • I soggetti più a rischio sono i bambini (che, per la loro altezza e le loro abitudini, respirano l'aria più vicina al suolo e possono più facilmente venire a contatto col materiale) e le donne incinte (per il fatto che il mercurio passa la barriera placentare ed è tossico per il feto).

    Va comunque segnalato che la quantità di mercurio contenuta in un termometro per la misurazione della temperatura è sufficientemente bassa da rendere minime le possibilità di un concreto pericolo di intossicazione per inalazione. Il rischio è invece maggiore per termometri da cucina e barometri, che contengono quantità molto più elevate di mercurio. Ad ogni modo, in caso di rottura accidentale di uno strumento a mercurio ecco le contromisure da prendere subito:

    • Allontanare bambini e donne incinte prima di procedere a qualunque operazione.
    • Aerare adeguatamente i locali (magari aprendo le finestre).
    • Togliere sempre eventuali gioielli prima di procedere alle operazioni di pulizia per non rovinarli irreparabilmente, (il mercurio forma facilmente amalgame con oro e argento).

    Successivamente, il problema diventa come raccogliere dal suolo il mercurio che si presenta sotto forma di "palline" (un classico!). Anzitutto occorre evitare l'impiego dell'aspirapolvere, perchè il calore sviluppato dall'elettrodomestico favorisce il passaggio del mercurio allo stato di vapore, e della scopa, in quanto provocherebbe una maggiore frammentazione delle palline di mercurio e favorirebbe la contaminazione delle superfici e dell'aria.

    Gli strumenti più adatti sono un foglio di carta, del nastro adesivo (utile soprattutto per le palline molto piccole) e/o una siringa senz'ago (per aspirare il mercurio).

    E' importante eliminare anche i più piccoli residui del metallo, che possono inserirsi negli interstizi del pavimento e che potrebbero dar luogo ad esposizione cronica. Dal momento che il mercurio riflette la luce è opportuno illuminare con una torcia elettrica la zona interessata dalla rottura dello strumento per individuare eventuali residui del metallo ancora presenti.

    Il mercurio così raccolto va inserito in un sacchetto o in un contenitore non metallico e richiuso con attenzione per evitare fuoriruscite: il tutto va poi consegnato al centro di raccolta comunale (non smaltito nei normali rifiuti domestici nè nei normali cassonetti adibiti alla raccolta dei medicinali scaduti).

    Le alternative

    Come accennato, le alternative al vecchio termometro a mercurio esistono già e da diverso tempo.

    Il termometro ecologico (o "mercury free") è un termometro in vetro per la misurazione della temperatura corporea contenente all'interno del capillare una lega di Stagno, Gallio e Indio chiamata "Galinstan", metallo fluido a temperatura ambiente con caratteristiche fisiche simili a quelle del mercurio ma non tossico e quindi sicuro per l'ambiente, tanto che si può smaltire nei normali rifiuti domestici. Consente una perfetta leggibilità della temperatura data dal vetro trasparente con riflessi blu e la scala graduata bianca: le modalità d'uso sono le stesse dei termometri a mercurio. Diciamo che, all'atto pratico, non cambia nulla.

    I termometri digitali, caratterizzati da un display in cui si visualizza la temperatura, rappresentano probabilmente la principale fra le scelte innovative perchè coniugano un'elevata, seppur variabile, affidabilità ad un relativamente contenuto costo d'acquisto. Hanno una struttura che ricorda quella dei temometri tradizionali e possono essere impiegati sia per via rettale (se hanno sonda flessibile) sia per via orale e ascellare. Per il loro funzionamento è sufficiente premere un pulsante e un segnale acustico indicherà la fine della misurazione. Di solito lo spegnimento è automatico e viene memorizzata l'ultima misurazione.

    I termometri a raggi infrarossi ricevono ed elaborano le radiazioni infrarosse emesse naturalmente dal corpo umano: gli strumenti auricolari sono dotati di una speciale sonda conica che, una volta inserita nell'orecchio, rileva la temperatura del timpano. Fra i vantaggi si possono elencare la rapidità (due secondi circa), la facilità d'uso, l'innocuità e l'accettabilità da parte del paziente, ma, per contro, vanno impiegati con molta cautela, soprattutto nei bambini piccoli: se non utilizzati correttamente possono infatti determinare letture errate, influenzate da infezioni del canale uditivo o dal cerume. Esistono poi strumento frontali a contatto o addirittura a distanza. La precisione della misurazione della temperatura, soprattutto nel caso del termometro infrarosso a distanza, dipende dalla corretta distanza di posizionamento del termometro stesso e utilizza un sistema ottico di puntamento brevettato che attraverso due fasci di luce "led" permette di posizionare il termometro alla corretta distanza dalla fronte. Questi strumenti presentano un grado di precisione paragonabile ai termometri elettronici sebbene possano essere maggiormente suscettibili ad alterazioni della taratura.

    I termometri a cristalli liquidi, strisce di plastica che misurano la temperatura quando appoggiate sulla fronte, non sono attualmente raccomandabili a causa della bassa affidabilità dovuta alla scarsa precisione.

    Cenni sugli aspetti ecologici

    Ad oggi i termometri non sono certo la fonte principale di dispersione di mercurio nell'ambiente; ciononostate, impedire la produzione di nuovi strumenti a mercurio, come dispone la direttiva europea, rappresenta un piccolo ma significativo passo avanti per limitarne la presenza nell'ambiente e per affrontare in modo complessivo il problema dell'inquinamento.

    Il mercurio, infatti, viene ampiamente utilizzato, oltre che nella fabbricazione di apparecchi di misura, nell'industria chimica, in quella farmaceutica, nella produzione di lampade fluorescenti e nelle amalgame dentarie ma l'inquinamento da mercurio è dovuto principalmente all'attività di impianti metallurgici, chimici, cementifici e centrali termoelettriche a carbone.

    La tossicità del mercurio è divenuta famosa nella storia della Medicina recente con il Morbo di Minamata, dal nome della baia giapponese in cui l'azienda chimica Chisso sversò per oltre trent'anni scarichi al mercurio. Il metallo pesante, assorbito da pesci e molluschi di cui si cibava la popolazione, causò decine di migliaia di casi di quello che nel 1956 fu descritto nel linguaggio scientifico come il "morbo di Minamata": alterazione della sensibilità, perdita della coordinazione motoria, danni alla vista e all'udito, tremori e convulsioni, danni al cervello, malattie congenite e malformazioni.

    Ancora pur non raggiungendo picchi così drammatici, la presenza di metilmercurio nei pesci continua a essere una minaccia, soprattutto per le popolazioni che mangiano molto pesce. Il Gruppo di lavoro internazionale "Zero Mercury" ha monitorato i livelli di mercurio presenti nei pesci provenienti da tre diverse aree del mondo (Bengala, Manila, sei paesi costieri della Ue). Ha rilevato che un po' ovunque molte varietà esaminate contengono concentrazioni di mercurio superiori a 0,5 mg/kg, il massimo consentito dagli standard internazionali. "Zero Mercury" ha pubblicato il suo rapporto alla vigilia della riunione a Nairobi del Consiglio governativo del Programma ambientale delle Nazioni Unite (Unep). Il summit si è chiuso il 20 febbraio con un accordo sottoscritto dai 140 paesi partecipanti per limitare l'uso del mercurio.

    Non è certo una messa al bando ma è comunque un primo passo avanti dopo anni di paralisi.

    Cenni sugli aspetti tossicologici

    Mentre è fuori discussione la tossicità del mercurio in quanto tale, il mondo scientifico e le autorità sanitarie sono discordi sull'effettivo rischio associato ai composti mercuriali normalmente impiegati in ambito farmaceutico.

    La tossicità biologica del mercurio dipende da diversi fattori, fra i quali la forma chimica (sale inorganico, come quello presente nei vecchi termometri, o composti organici, quali metilmercurio, etilmercurio e fenilmercurio), la via di assunzione, la dose assunta (assume rilevanza il rapporto dose/peso) e l'età del soggetto esposto.

    Il thimerosal, sale organico del mercurio che viene aggiunto come conservante (in genere alla dose di 1:20000) per prevenire la contaminazione batterica del liquido della soluzione vaccinale grazie alle sue proprietà batteriostatiche, è una sostanza tossica che può causare vari disturbi: danni al sistema immunitario, al sistema nervoso e alla cute. Tra questi, il maggior rischio già ampiamente codificato per la salute umana deriva dagli effetti neurotossici del mercurio negli adulti ed è ampiamente nota anche la tossicità per il feto se la madre è esposta al metilmercurio durante la gravidanza. Fra l'altro sembra che quando iniettato per via parenterale, il mercurio sia 10 volte più dannoso di quello ingerito per os o inalato e che la tossicità del thimerosal sia potenziata dalla contemporanea presenza di alluminio o sostanze riducenti.

    Nell'organismo, il thimerosal viene metabolizzato a etilmercurio e tiosalicilato. Tutti gli Autori, (compresa l'Organizzazione Mondiale della Sanità) sono oggi concordi nell'affermare che i dati tossicologici validi per il metilmercurio valgono anche per l'etilmercurio: quindi anche l'etilmercurio viene considerato una sostanza cancerogena.

    L'Organizzazione Mondiale della Sanità, in un documento fatto di domande e risposte sul thimerosal, nel 1999 si espresse dicendo che il rischio di reazioni indesiderate è solo teorico, incerto e molto piccolo, anche se il documento termina con l'esortazione a sostituire nel tempo il thimerosal con un altro conservante. Nella primavera dello stesso anno, l'EPA (Environmental Protection Agency= ente per la protezione ambientale degli Stati Uniti www.epa.gov) ha individuato la soglia massima di sicurezza del mercurio oltre la quale potrebbero comparire danni tossicologici. In seguito la FDA ha raccomandato a tutte le ditte farmaceutiche che commercializzano negli USA, di mettere in commercio vaccini senza thimerosal o Thiomersal (il nome commerciale dei sali composti da etilmercurio o metilmercurio) e ciò è avvenuto: dall'inizio del 2000 sono disponibili negli USA vaccini senza mercurio o thiomersal-free, eccettuate le fiale multidose destinate al terzo mondo! (notizia tratta dal sito ufficiale delle industrie farmaceutiche USA http://www.in-pharmatechnologist.com:80/....).

    Un recente studio (Burbacher T.e al. Comparison of blood and brain mercury levels in infant monkeys exposed to methylmercury or vaccines containing thimerosal. Environmental Health Perspectives 113 (8): 1015; 2005) condotto su piccoli macachi esposti ad etilmercurio somministrato per via parenterale o esposti a metilmercurio ingerito per os, ha dimostrato che l'etilmercurio veniva trattenuto due volte di più del metilmercurio (i primati erano stati esposti a livelli di mercurio uguali a quelli che hanno ricevuto i bambini negli Stati Uniti attraverso i normali vaccini negli anni 1991-2003). Questo studio ha dimostrato chiaramente che il mercurio del thimerosal (etilmercurio) può essere quasi più dannoso del metilmercurio, perchè attraversa velocemente la barriera ematoencefalica e, nel cervello, viene convertito in una forma che è incapace di lasciare il cervello (a parità di dose somministrata, nel cervello si ritrova una quantità doppia di etilmercurio rispetto a quella di metilmercuro).

    In particolare, il thimerosal entra molto facilmente nei tessuti cerebrali del bambino, dato che la barriera emantoencefalica è più ricettiva di quella dall'adulto, e non viene facilmente escreto dai bambini sotto i sei mesi di vita principalmente per la loro incapacità a produrre bile, che rappresenta la principale via d'escrezione del mercurio organico. Inoltre i composti mercuriali alterano, e a dosi elevate bloccano, la mitosi cellulare, e in età pediatrica è sicuramente un grave rischio, prima di tutto per il cervello e per le cellule immunitarie che sono a più rapida duplicazione, ma anche per tutti i tessuti del bambino.

    Secondo studi più recenti il principale meccanismo della tossicità del mercurio è dovuto alla sua estrema capacità di indurre la formazione di radicali liberi, ad azione citotossica e genotossica. Uno studio del 2006 (Barrett J.R. Potential Immunotoxic Effect of Thimerosal: Compound Alters Dendritic Cell Response in vitro. Environ Healt Perspect. 2006 july; 114 (7): A429) ha dimostrato per la prima volta che concentrazioni bassissime del mercurio vaccinale alterano la capacità delle cellule dendritiche cerebrali di secernere la interleuchina 6, che a sua volta attiva i linfociti T, dunque anche a piccole dosi, il mercurio contenuto nei vaccini è in grado di dare grandi danni immunitari, specie nei bambini.

    Secondo il Dr. Sallie Bernard, cofondatore dell'organizzazione Safeminds "queste nuove scoperte minano alla base la posizione dei produttori di vaccini che avevano a lungo negato la dannosità dell'esporre una generazione di bambini a eccessivi livelli di mercurio attraverso inutili additivi ai vaccini".

    Il Ministero della Salute italiano con il decreto del 10 giugno 2000 ammette la presenza del mercurio nei vaccini, ma sostiene che ciò non è connesso con nessun problema o rischio per la salute e prevede l'immissione in commercio di prodotti senza thimerosal solo a partire dal gennaio 2007. Così si esprime un testo del Ministero della Salute risalente al 2005: "Pertanto, al momento attuale, in Italia non sono più in commercio vaccini per l'infanzia contenenti come conservante il thimerosal, ma è ammessa la commercializzazione di vaccini in cui tale sostanza sia presente come residuo del processo di lavorazione, in quanto questa non pregiudica in alcun modo la sicurezza del prodotto, sicurezza del resto non pregiudicata neanche dalla presenza del conservante mercuriale" (Piano Nazionale vaccini 2005).

    Per confermare il concetto che l'Agenzia Europea (EMEA) che sovraintende a queste autorizzazioni non è assolutamente convinta della tossicità del mercurio, si riportano le conclusioni del CPMP (Committee for Proprietary Medicinal Products) contenute nel più recente documento EMEA sulla questione del Thimerosal nei vaccini per uso umano:

    • La vaccinazione con vaccini contenenti Thimerosal continua ad offrire rilevanti benefici alla popolazione generale, compresi bambini piccoli; i benefici della vaccinazione sopravanzano di gran lunga i rischi, se pure esistenti, dell'esposizione a vaccini contenenti Thimerosal;

    • Il CPMP riconosce che, durante alcuni processi di produzione, l'uso di composti di mercurio organico è necessario e, in alcuni casi, i livelli residuali possono essere presenti nel prodotto finale;

    • In linea con l'obiettivo globale di riduzione dell'esposizione al mercurio, lo sviluppo di vaccini senza mercurio o con il minor possibile quantitativo di thimerosal o altri componenti mercuriali deve essere promosso;

    • quando sia richiesto un conservante per preparazioni multidosi, l'uso del thiomerosal può essere preso in considerazione;

    • La presenza di thimerosal (e di altri conservanti) nella composizione dei vaccini va indicata nell'etichetta e un avvertimento riguardante il rischio di sensibilizzazione in relazione a questo o ad altri conservanti va incluso nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto e nel foglietto illustrativo;

    A fine gennaio 2009 è stato pubblicato sulla rivista "Pediatrics" uno studio che scagionerebbe i vaccini con conservanti a base di mercurio.

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  • Marzo 2009 - Sebbene possa suonare "anomalo" in una Rubrica rivolta direttamente al cittadino-paziente, l'abusivismo professionale che colpisce la figura del farmacista rappresenta non tanto, e non solo, una problematica interna alla nostra categoria ma anche e prima di tutto un potenziale rischio ogni volta che il paziente non è tutelato, quando si rapporto al mondo del farmaco nella sua accezione più ampia, da una figura professionale competente e prevista a termini di legge proprio per garantire il massimo grado di salvaguardia della salute pubblica.

    L'abusivismo professionale nell'ambito della dispensazione al pubblico dei farmaci: un problema annoso, attuale e ancora irrisolto. Fra tante leggi proposte o attuate per facilitare l'accesso al farmaco, per ridurre il medicinale da "bene etico di salute" a "bene commerciale di consumo" e per trasformare il "paziente" in un "consumatore" non se ne conta nemmeno una rivolta ad affrontare questa piaga in modo aggressivo e mirato al fine di risolverla definitivamente.

    Un fenomeno che persiste, quindi, e che rappresenta un costante rischio tanto per per il farmacista quanto per il cittadino-paziente: l'uno svilito nella propria professionalità, l'altro minacciato nella propria salute. Servono soluzioni e noi ne proponiamo qualcuna.

    L'abusivismo professionale è un problema che affligge numerose categorie di professionisti e, nell'ambito sanitario e del Farmacista in particolare, rappresenta non solo un danno effettivo per il professionista stesso ma anche e soprattutto un potenziale e costante rischio per la salute pubblica. Quel che è peggio, alcune disposizioni legislative ormai da anni in vigore hanno favorito implicitamente questo deplorevole fenomeno laddove, sorprendentemente, non ne è stata emanata alcuna per contrastarlo in maniera radicale e definitiva.

    Per legge, in Italia, ovunque si effettui la vendita di medicinali al pubblico, deve essere presente un farmacista che possa assistere direttamente e attivamente il cittadino. Il farmacista è un individuo che ha conseguito una laurea al termine di un corso di studi di quattro o cinque anni, abilitato dallo Stato a esercitare la Professione attraverso il superamento di un Esame di Stato e regolarmente iscritto a proprie spese all'Ordine professionale, che ha fra l'altro il compito di tutelare il cittadino dall'operato del farmacista stesso. Il farmacista ha l'obbligo di indossare il camice bianco e il caduceo durante l'esercizio della propria professione, in modo da risultare immediatamente identificabile. In particolare, è esclusiva pertinenza del farmacista la dispensazione (cioè l'insieme di prestazioni professionali che comprendono, ma non si limitano a, il colloquio col paziente - ricordiamo che il Farmacista è tenuto al segreto professionale come da Codice deontologico - l'eventuale consiglio terapeutico, le spiegazioni inerenti il corretto impiego dei medicinali, le informazioni relative a controindicazioni, potenziali effetti collaterali ed eventuali interazioni farmacologiche, eccetera) dei medicinali al pubblico, in qualsiasi luogo essa avvenga.

    Il farmacista, quindi, esiste in modo da fornire una costante e ubiquitaria garanzia a tutela della salute del cittadino che, in qualsiasi momento, ha così la possibilità di appoggiarsi alla consulenza di una figura competente e preparata, il "professionista del farmaco". Figura che, fra l'altro, è la sola in ambito sanitario a fornire sempre e comunque la propria consulenza gratuitamente.

    Il fenomeno dell'abusivismo professionale vede figure diverse dal Farmacista sostituirsi a questo nella "dispensazione" dei medicinali al pubblico. L'abusivismo professionale coinvolge qualsiasi figura diversa dal Farmacista - personale non laureato, infermieri, medici e via dicendo - che si sostituisca al farmacista stesso nella dispensazione dei medicinali al pubblico e rappresenta un grave rischio per il cittadino in quanto tali figure, essendo prive del bagaglio culturale e della preparazione richieste per un'altrettanto sicura ed efficiente dispensazione del medicinale al pubblico, non sono autorizzate a effettuarla a termini di legge.

    In quanto garante della tutela della salute pubblica nell'ambito della dispensazione dei medicinali, il farmacista ha, d'altra parte, l'obbigo deontologico di fornire prestazioni professionali in linea col proprio ruolo, filtrando opportunamente l'accesso al farmaco da parte del cittadino o, almeno, mettendo nelle mani di quest'ultimo tutte le informazioni "utili" a impiegare il medicinali ottenendone il massimo vantaggio col minimo danno. Nell'ambito dell'automedicazione è ammesso il self-service del cittadino al farmaco, quindi per ottenere l'opportuna tutela da parte del farmacista può occorrere che il cittadino la richieda direttamente ed esplicitamente.

    Questo vale soprattutto dal punto di vista sanitario, in quanto raramente un medicinale è privo di rischi a causa delle sue proprietà farmacologiche che si esplicano tanto in ambito terapeutico quanto in ambito tossicologico; ma vale anche dal punto di vista economico, in quanto non sempre l'acquisto di un medicinale è ragionevole e non sempre il farmaco di automedicazione il cittadino ha in mente è il più adatto o, a parità di fattori, il più economico.

    Fornire garanzie di questo genere è intrinseco al ruolo del farmacista ed è auspicabile, a parer nostro, che sia il cittadino per primo a denunciare alle autorità sanitarie eventuali situazioni di abuso professionale o di leggerezza da parte del farmacista stesso nell'esercizio della propria professione. La tutela della salute è un diritto per il paziente ed è un dovere per il farmacista: entrambe le cose devono obbligatoriamente e costantamente essere garantite col massimo di efficienza possibile, non esistono vie di mezzo.

    Il nostro primo invito, quando si desidera reperire informazioni su una terapia farmacologica, su un farmaco o su un eventuale approccio farmacologico a un determinato problema di salute, è quello di recarsi in farmacia, l'unico esercizio territoriale nel quale, a oggi, si ha la sicurezza di poter accedere al farmaco e di potersi rivolgere a un farmacista, e di assicurarsi di interloquire con un farmacista, identificabile dal camice bianco e dal caduceo. Il secondo invito, per contribuire alla lotta all'abusivismo professionale, è quello di denunciare alle autorità competenti (in particolare ASL e Ordine dei Farmacisti) , qualsiasi abuso professionale da parte di personale non idoneo alla dispensazione al pubblico dei medicinali.

    A questa "vigilanza" da parte del paziente uniamo l'auspicio che vengano al più presto emanate disposizioni legislative mirate: limitare l'abuso professionale con strumenti che valorizzino il ruolo professionale del farmacista (es.: un timbro personale e identificativo da apporre al momento della spedizione di qualsiasi ricetta medica; l'obbligo di esibire sul camice, insieme al caduceo, anche un cartellino con nome, cognome e numero di iscrizione all'Albo), monitorare il corretto esercizio della professione (es.: maggiori e più adeguati controlli) e sanzionare adeguatamente eventuali illeciti (ricordiamo che l'abuso professionale è un reato penale).

    Postilla: cosa stabilisce la legge?

    La legge stabilisce che la vendita dei medicinali subordinati a prescrizione medica sia di esclusiva pertinenza del farmacista in farmacia (TULS - RD 27 luglio 1934, n° 1265, ART. 122); stabilisce che i medicinali non subordinati a prescrizione medica "possano" essere venduti in qualsiasi esercizio commerciale che risponda ai criteri di cui all'articolo 4, comma 1, lettere d), e) e f), del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 114 (Legge 248/2006, Art. 5.1); stabilisce che, se tali esercizi commerciali vendono farmaci, allora debba essere fisicamente presente un farmacista per l'intera durata dell'apertura al pubblico (Legge 248/2006, Art. 5.1); stabilisce che, tanto in farmacia quanto negli esercizi commerciali di cui sopra, sia "ammesso il libero e diretto accesso da parte dei cittadini ai medicinali di automedicazione" (Legge 405/2001, Art. 9-bis).

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  • Febbraio 2009 - L'ultimo quarto del 2008 è stato caratterizzato, fra le altre cose, da una massiccia campagna informativa, a cura delle istituzioni sanitarie, rivolta alla popolazione a proposito dei medicinali antibiotici: il loro corretto impiego, i rischi ad essi associati e le particolari modalità d'uso che troppo spesso tendono a passare in secondo piano.

    Il culmine della campagna è stata la "Prima giornata europea degli antibiotici" (18 novembre 2008) ma le informazioni diffuse dalle principali istituzioni sanitarie hanno continuato a essere oggetto di attualità per diversi mesi e lo sono ancora adesso. Sebbene etimologicamente il termine "antibiotico" si riferisca, di per sè, a qualsiasi farmaco in grado di opporsi alla proliferazione e/o alla sopravvivenza di microrganismi patogeni, contrastandone la crescita, la riproduzione e/o la vitalità, l'impiego corrente è riferito, in genere, a medicinali indicati contro le infezioni batteriche, sebbene il confine di efficacia non sia affatto netto.

    Gli antibiotici sono quindi una classe di medicinali vasta ed eterogenea: decine di molecole che possono differire anche notevolmente fra loro, in particolare per struttura chimica, profilo tossicologico, meccanismo e spettro d'azione. Salvo le eccezioni rappresentate da alcune formulazioni ad azione locale (es.: pastiglie orosolubili, pomate, polveri aspersorie, spray cutanei), non esistono antibiotici di automedicazione nè di libera vendita. In generale è giusto così per almeno tre motivi:

    1. Tralasciando le controindicazioni, le eventuali interazioni farmacologiche e gli altri potenziali effetti collaterali, alcune classi di antibiotici si prestano facilmente a causare reazioni allergiche. Queste ultime possono andare dal lieve arrossamento cutaneo al decesso per shock anafilattico e, di conseguenza, occorre una certa cautela sia da parte del medico che valuta il tipo di antibiotico e lo prescrive, sia dal farmacista che controlla la prescrizione e dispensa l'antibiotico, sia dal cittadino che segue lo schema posologico assegnatogli e assume il farmaco.
    2. Praticamente tutti gli antibiotici possono dar luogo alla selezione di ceppi batterici resistenti all'antibiotico stesso (vale anche per le forme farmaceutiche a uso locale!). Il fenomeno dell' "antiboticoresistenza" è un problema collettivo, oltre che individuale, e assume una valenza sociale oltre che sanitaria: da un lato, l'annientamento di microrganismi sensibili all'antibiotico avvantaggia i microrganismi non sensibili all'antibiotico stesso i quali, non avendo più "concorrenza" intorno, potranno proliferare più facilmente; dall'altro, l'impiego improprio dell'antibiotico selezionerà ceppi batterici resistenti all'antibiotico stesso, inducendo nel microrganismo alterazioni genetiche, casuali o direttamente correlabili dal farmaco, capaci di essere trasmesse di progenie in progenie:

      Antibiotici a rischio di fine carriera
      Secondo gli esperti del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità gli attuali antibiotici hanno ancora 10 anni di carriera per poi diventare del tutto inefficaci. L'uso scorretto in Italia, come in Europa, è sempre più frequente e sta facendo aumentare esponenzialmente la resistenza ai farmaci ormai non più compensata dall'arrivo di nuove molecole più potenti. Due sono i comportamenti dei consumatori che maggiormente favoriscono la resistenza dei batteri ai farmaci: il loro uso per combattere l'influenza e il raffreddore e l'uso senza l'indicazione data dal medico. "Dobbiamo abituarci a considerare l'antibiotico come un bene non rinnovabile - suggerisce Antonio Cassone, direttore del Dipartimento malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità - Così come accade per alcune fonti di energia, non ne abbiamo a disposizione risorse infinite; sarebbe utile una Kyoto per questi farmaci. Combattere le infezioni, infatti, è un problema globale visto che i batteri non conoscono confini".

      Fonte: Farmacista33, 20/11/08

    3. Salvo rare eccezioni (es.: lume intestinale, vie urinarie), non esiste un antibiotico specifico indicato per la sede di un'infezione batterica. Ogni antibiotico trova indicazione semplicemente quando l'infezione è causata da un microrganismo sensibile all'antibiotico stesso. Dal punto di vista farmacologico non esistono, ad esempio, antibiotici indicati in assoluto per le infezioni respiratorie piuttosto per le infezioni dentarie. La scelta dell'antibiotico dovrebbe essere quindi subordinata anzitutto all'individuazione del microrganismo responsabile dell'infezione e alla verifica che esso sia sensibile all'antibiotico che si intende impiegare. Poi, chiaramente, non sempre è possibile raccogliere queste informazioni con certezza e metodo ma il prescrittore può basarsi su fattori probabilistici, su farmaci a più ampio spettro, su protocolli terapeutici variabili e su altri esami analitici. L'impossibilità, sia per il paziente sia per il farmacista, di svolgere tali indagini diagnostiche è quindi un'ulteriore giustificazione del fatto che gli antibiotici non siano farmaci di libera vendita.

    Quanto al resto e fatta salva la competenza dei professionisti sanitari coinvolti, è importante che il paziente rispetti quanto più rigorosamente possibile lo schema posologico e le indicazioni stabilite dal medico al momento della prescrizione dell'antibiotico. Evitare quindi di interrompere la terapia solo perchè i sintomi dell'infezione sono scomparsi o di assumere dosaggi maggiori nel vano tentativo di debellarla più velocemente; non assumere di propria iniziativa "gli avanzi" di un antibiotico prescritto in precedenza dal medico a noi stessi o a un nostro conoscente, neppure se i sintomi sono gli stessi; rendersi conto di come gli antibiotici siano assolutamente inutili, se non dannosi, nel caso di infezioni virali (es.: raffreddore, influenza, sindromi parainfluenzali, eccetera); informare sempre il medico in fase di prescrizione, e il farmacista in fase di acquisto, di eventuali altri medicinali che si stiano assumendo; valutare l'associazione di fermenti lattici per prevenire o tamponare l'eventuale alterazione della normale flora batterica intestinale.

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  • Gennaio 2009 - Gli "integratori alimentari", pur contenendo spesso sostanze farmacologicamente attive ed essendo talvolta qualitativamente e/o quantitativamente identici a specialità medicinali (alcune delle quali acquistabili/dispensabili, per legge, solo dietro presentazione di ricetta medica), non sono considerati "medicinali" dal punto di vista legislativo.

    Questa diversa classificazione, come già appare evidente, si basa in molti casi più su aspetti economico-commerciali che su aspetti farmacologico-sanitari: casi in cui la salute pubblica finisce per riceverne un danno che, nella migliore delle ipotesi, è l'equivoco di fondo secondo cui l'integratore di turno, di solito "innovativo" e "naturale", sia in grado di risolvere in modo "definitivo" e "radicale" un determinato problema in virtù delle sue "speciali" e "peculiari" proprietà.

    Ecco, solo sul mercato italiano esistono centinaia di "integratori alimentari", quindi in queste poche righe non pretendiamo di fare un quadro esaustivo della situazione; tuttavia la descrizione sommaria qui sopra riportata ci sembra calzi con quanto gli spot televisivi e le pubblicità al pubblico cerchino di (e, la cosa peggiore, riescano a) comunicare al cittadino: l'idea è quella di proporre al pubblico un prodotto di consumo (questo è l'integratore dal punto di vista commerciale e legislativo) facendo leva su problemi - o presunti tali - salutistici del pubblico stesso (e, quindi, rivolgendo spesso il messaggio non tanto al cittadino-consumatore quanto al cittadino-paziente).

    Da un lato, quindi, l'integratore può vantare "proprietà farmacologiche", perchè nella maggior parte dei casi contiene effettivamente sostanze (sali minerali, vitamine, estratti vegetali, substrati energetici, eccetera) farmacologicamente attive alla luce di dati sperimentali presenti in letteratura; d'altra parte, però, l'integratore non può - lo dice la legge - vantare "proprietà terapeutiche", perchè queste ultime, anche in presenza delle corrette sostanze, prevedono dosaggi cui nessuna sostanza farmacologicamente attiva può definirsi innocua e, soprattutto, prevedono studi sperimentali, a monte, che dimostrino tali proprietà terapeutiche.

    Per legge, l'integratore deve essere "sicuro", non "efficace":

    • "L'etichettatura, la presentazione e la pubblicità non attribuiscono agli integratori alimentari proprietà terapeutiche nè capacità di prevenzione o cura delle malattie umane ne' fanno altrimenti riferimento a simili proprietà" (Art. 6, Comma 2).

    • "Nell'etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità degli integratori alimentari non figurano diciture che affermino o sottintendano che una dieta equilibrata e variata non è generalmente in grado di apportare le sostanze nutritive in quantità sufficienti" (Art. 6, Comma 3).

    • "Nel caso di integratori propagandati in qualunque modo come coadiuvanti di regimi dietetici ipocalorici volti alla riduzione del peso, non è consentito alcun riferimento ai tempi o alla quantità di perdita di peso conseguenti al loro impiego" (Art. 7, Comma 1).

    • "La pubblicità dei prodotti contenenti come ingredienti piante o altre sostanze comunque naturali non deve indurre a far credere che solo per effetto di tale derivazione non vi sia il rischio di incorrere in effetti collaterali indesiderati" (Art. 7, Comma 4).

    Sono alcune disposizioni di legge contenute nel Decreto legislativo n°169 del 2004, già citato nella nota ministeriale che abbiamo presentato.

    Per il cittadino che non abbia ben chiare le proprietà di un integratore alimentare e che ricorra ad esso al fine di risolvere un problema di salute sulla spinta emozionale della pubblicità si prospetta un duplice rischio: primo, non ottenere gli effetti o i risultati sperati e, quindi, non trarre giovamento per il proprio stato di salute (a causa dell'assenza di "proprietà terapeutiche"); secondo, incorrere in effetti collaterali o in interazioni con medicinali, cibi o bevande, causate dalle "proprietà farmacologiche" dell'integratore stesso.

    Concludendo, gli "integratori alimentari" hanno un proprio spazio sul mercato e possono avere un proprio ruolo anche in ambito sanitario, come coadiuvanti e supporti a terapie farmacologiche di vario genere o a regimi dietetici particolari. Il fatto che non siano classificati come "farmaci" non implica che siano innocui, che non presentino potenziali effetti tossici o che non possano dar luogo a interazioni farmacologiche. Il contributo che gli integratori alimentari possono dare deve essere considerato "secondario" rispetto a quanto sia possibile ottenere con una dieta equilibrata e variata associata a un'adeguata attività fisica. Rimane buona norma informare sempre il medico e il farmacista, in fase di prescrizione e di acquisto di un eventuale medicinale, se si sta già assumendo un qualche "integratore alimentare", in modo da prevenire eventuali incompatibilità.

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