La ricetta medica

  1. Introduzione alla Sezione
    • Presentazione della Sezione
  2. Il significato della ricetta medica
    • Utilità della ricetta medica
    • Dalle mani del medico a quelle del farmacista
    • Controlli del farmacista sulla ricetta medica
    • Sanzioni legislative
    • Importanza fondamentale della salute pubblica
  3. Legislazione imperfetta
    "Buchi" della Legislazione farmaceutica
    • Ragionevolezza di alcune imposizioni legislative
    • Tutela della salute pubblica e "malasanità"
    • Quando il cittadino punta a farsi del male...
  4. Perchè "No ricetta, no farmaco"?
    • Il farmacista vincolato alla Legislazione
    • Se succede il fattaccio, di chi è la colpa?
    • Deontologia fra scienza e "Coscienza"
  5. Il cerchio che si chiude
    • Perchè il cittadino vuole l'etico senza ricetta?
    • Qualche mio personale commento...
  6. Farmacie e ricette mediche
    • Vari atteggiamenti delle varie farmacie
    • Una sorta di perverso circolo vizioso
    • Ancora sulle responsabilità
    • Estremismi, integralismi e utopie
    • Pragmatismo
  7. Principali tipi di ricetta medica
    • Il farmaco etico
    • La ricetta ripetibile
    • La ricetta non ripetibile
    • La ricetta mutualistica

1- Introduzione alla Sezione

Chiunque soffra di una patologia cronica o abbia avuto un malessere "serio" si è quasi sicuramente ritrovato fra le mani una "ricetta", cioè una prescrizione medica di uno o più farmaci con la quale recarsi in farmacia per acquistarli. Il medico scrive sulla ricetta una serie di informazione tramite le quali riesce a "dialogare" col farmacista ed è quindi uno strumento indispensabile. Ciononostante, molto spesso non è considerata con la dovuta attenzione nè dal medico nè dal farmacista nè dal cittadino-paziente: di qui, tutta una serie di equivoci e fraintendimenti che nel peggiore dei casi possono mettere in grave pericolo la salute del paziente stesso. Certo, la ricetta è "burocrazia" e, in quanto tale, rappresenta una gran seccatura sia per chi deve scriverla, sia per chi deve andare a farsela fare sia per chi deve controllarla; la ricetta, però, è anche "garanzia" che la salute pubblica e, nel caso di farmaci mutualistici, le casse dello Stato siano adeguatamente tutelate da professionisti sanitari competenti.

Ricordo che in questo Sito ho evidenziato in blu i nomi commerciali dei farmaci di libera vendita (da banco, OTC; senza obbligo di prescrizione, SOP), in rosso i nomi commerciali dei farmaci etici (richiedono ricetta medica per poter essere acquistati/dispensati), in viola le molecole farmacologicamente attive (principi attivi di medicinali o sostanze di vario genere) e in arancione le sostanze potenzialmente attive dal punto di vista farmacologico (soprattutto, ma non solo, estratti erboristici: la Fitoterapia è Farmacologia a tutti gli effetti).




2- Il significato della ricetta medica
In prima analisi, qualsiasi pezzo di carta sul quale compaiano i dati e la firma di un medico è una ricetta.

Il significato della ricetta, e quindi della prescrizione di un farmaco etico (i farmaci "etici" sono quelli che, appunto, richiedono PER LEGGE una ricetta medica al fine di poter essere acquistati dal cittadino e dispensati dal farmacista) da parte del medico, è purtroppo spesso frainteso, e non solo dal cittadino. Cercherò di discutere i motivi di questo spiacevole fenomeno più oltre, in questa stessa sezione; per il momento concentriamoci sulla natura della ricetta medica! Cos'è la ricetta? A cosa serve? Che senso ha? Perché esiste?..
Dunque. La ricetta medica è, prima di tutto, un documento ufficiale
Per legge, soltanto (SOLTANTO) il medico è autorizzato a compilarla, modificarla e/o correggerla: neppure al farmacista è concesso di metterci le mani, se non per riportare eventuali annotazioni o autorizzazioni di propria pertinenza che, COMUNQUE, non hanno MAI nulla a che vedere con la prescrizione di un medicinale o con la modifica di quel che il medico stesso ha scritto su di essa.
Questo documento rappresenta, su materiale cartaceo, la concretizzazione della volontà del medico di far pervenire al suo paziente un farmaco, in modo tale che il paziente medesimo possa impiegarlo secondo le modalità indicate dal medico stesso al fine di curare, prevenire o diagnosticare uno stato patologico.
Siccome, sempre per legge, l'unica (L'UNICA) figura autorizzata a dispensare farmaci dietro presentazione di ricetta medica è il farmacista, e all'interno di una farmacia, è evidente che il medico in questione potrà realizzare il proprio fine (far pervenire il medicinale al proprio paziente, appunto) soltanto tramite il farmacista stesso, all'interno della farmacia, nella quale il cittadino dovrà quindi recarsi, per forza di cose, al fine di acquistare il farmaco.
Una volta presentata al farmacista, la ricetta sarà dettagliatamente analizzata nei suoi formalismi (o, almeno, così dovrebbe essere), al fine di stabilire se sia stata compilata correttamente dal medico e di far pervenire al cittadino il farmaco che il medico ha scelto per lui.
In altre parole, una volta accertata la correttezza della prescrizione a termini di legge, il farmacista dispensa proprio il farmaco (principio attivo, dosaggio, formulazione, numero di unità posologiche, e via dicendo) che il medico ha indicato nella ricetta stessa, fatte salve le disposizioni legislative relative agli "equivalenti" (a tal proposito, maggiori dettagli sono contenuti nella Sezione "I farmaci 'generici'").

E' difficile trovare scuse per non avere la ricetta quando si entra in farmacia. Le ricette ripetibili valgono 6 mesi: un paio di volte all'anno si può anche fare un salto dal medico per rinnovarla!

Già questa premessa è ricca di contenuti significativi, quindi soffermiamoci qualche istante a considerarli: è chiaro come il medico e il farmacista siano due figure professionali simili per alcuni versi (sono entrambi dottori, entrambi abilitati dallo Stato a esercitare la professione, entrambi vincolati alla Legislazione e a un Codice deontologico ed entrambi concorrono a salvaguardare la salute pubblica) ma infinitamente distanti per altri. In definitiva, sono "figure complementari": le due facce della medaglia rappresentata dal nostro Sistema Sanitario, con i suoi pregi e i suoi difetti.
E' il medico (e SOLTANTO il medico!) che visita il paziente, diagnostica un'eventuale patologia e prescrive la terapia a suo giudizio più opportuna; è il farmacista (e SOLTANTO il farmacista!) che raccoglie la prescrizione del medico, la controlla nei suoi formalismi e si assicura che il cittadino riceva il farmaco ad egli destinato.
I controlli che il farmacista svolge sulla ricetta sono innumerevoli, e inimmaginabili per chiunque non sia, a sua volta, un farmacista. Il fine ultimo più importante di questi controlli è, indubbiamente, la tutela della salute del cittadino-pziente (dispensare un dosaggio errato o un farmaco per un altro, tanto per fare un paio di esempi banali, sono situazioni altamente indesiderabili ) ma la legge prevede anche sanzioni relativamente pesanti per la farmacia o il farmacista in caso di "errori" che non riguardino direttamente la salute del cittadino, per non parlare delle A.S.L. che non rimborsano le ricette mutualistiche qualora non rispondano ai formalismi imposti (il rigore è quindi d'obbligo anche per una semplice questione economica, al di là della sicurezza del cittadino).
Così, come sempre, nella professione del farmacista ci sono aspetti "materiali ed economici" che si alternano ad aspetti "etici e umani": questi due punti di vista si avvicendano continuamente, istante dopo istante, in modo quasi ossessivo e solo assai di rado raggiungono e mantengono da soli un equilibrio stabile. Il farmacista più competente è probabilmente quello in grado di discernere l'uno dall'altro e di tenerli sempre a mente e ben distinti in ogni momento della giornata lavorativa, lasciando emergere l'uno o l'altro a seconda del caso particolare che gli si presenta sotto forma di "problema del cittadino da risolversi".
Non è facile, credetemi ... anzi, per dirla tutta, è proprio un incubo .
Un esempio per chiarire il discorso: se su una ricetta ripetibile mi "dimentico" di apporre il timbro della farmacia al momento della vendita del medicinale, rischio una multa fino a 1.200 Euro. Così, se vi sembra che il farmacista stia facendovi perdere tempo per "leggere con troppa attenzione la ricetta" che gli avete dato, cercate di avere pazienza e di comprendere come stia solo facendo il proprio lavoro per tutelare voi (la vostra salute!) e se stesso (il proprio portafogli, oltre alla propria Coscienza!).
Ho riportato questo esempio perché a volte capita che il cittadino mostri una ricetta ripetibile (di farmaci a pagamento, per intenderci, quelli in "fascia C", su ricetta bianca ) di tre, quattro o più farmaci; questo non sarebbe un problema se la ricetta non contasse altrettanti timbri di altrettante farmacie e almeno il doppio di prezzi scritti a penna con grafia scarsamente leggibile. A questo punto il farmacista che riceve la ricetta cosa deve fare?
Prima di tutto, deve individuare la data della prescrizione e verificare che la ricetta non sia scaduta (le ricette ripetibili valgono, eccezioni a parte, un tempo massimo di sei mesi: se il cittadino presenta il 13 novembre una ricetta datata 16 aprile, la ricetta è scaduta, e quindi priva di qualsiasi significato dal punto di vista legale); in secondo luogo deve verificare che il cittadino non abbia già acquistato dieci confezioni del farmaco che sta chiedendo (le normali ricette ripetibili valgono un numero massimo di dieci confezioni per ciascun farmaco prescritto, a meno che il medico non indichi un quantitativo diverso da uno); infine deve calcolare quante confezioni il cittadino stia chiedendo in rapporto al numero di confezioni che ha già acquistato (se ne ha già acquistate nove e la ricetta non è stata precritta più di sei mesi addietro, la ricetta è ancora valida; ma se il cittadino chiede due confezioni di farmaco, sorge un problema: 9 + 2 = 11 laddove il limite massimo di confezioni per farmaco è, in questo caso, 10). Tutto questo senza contare gli altri numerosi formalismi di compilazione: era solo per rendere l'idea del discorso.

La ricetta serve a tutelare le persone: il cittadino, che grazie ad essa può ricevere il corretto medicinale prescritto; il farmacista, che grazie ad essa viene autorizzato alla dispensazione del farmaco; il medico, che grazie ad essa può far pervenire al proprio paziente il farmaco più adatto.

Un altro esempio che riguarda una situazione purtroppo frequentissima: la legge prevede una sanzione fino a 1.800 Euro per la vendita, senza presentazione di ricetta ripetibile da parte del cittadino, di farmaci che la richiedono (esiste un protocollo per alcune situazioni urgenti ma, nella maggior parte dei casi, non è applicabile): i già citati "farmaci etici".
Così, se vi capita di chiedere in farmacia un medicinale etico (i farmaci etici sono, per definizione, i farmaci che necessitano OBBLIGATORIAMENTE di ricetta medica per poter essere acquistati: ogni farmaco etico riporta sulla confezione una dicitura del tipo "Da vendersi solo dietro presentazione di ricetta medica") e siete sprovvisti di ricetta, rendetevi conto che il farmacista NON SOLO NON E' TENUTO A VENDERVELO ma addirittura LA LEGGE GLIELO VIETA: nei limiti del ragionevole, si può, eventualmente e a discrezione del singolo farmacista o della singola farmacia, cercare di venire incontro al cittadino (magari gli si fa una "gentilezza", una "cortesia"... dopo aver stabilito che realmente il cittadino abbia un'urgenza, una necessità di quel farmaco e/o che il suo medico curante concordi con l'assunzione) ma ci sono situazioni in cui il farmacista non è autorizzato a prendersi più responsabilità di quante già gli spettino, anche e soprattutto nell'interesse del cittadino stesso.
Il cittadino, da parte sua, NON ha alcun diritto di chiedere al farmacista di infrangere la legge, neppure con la discutibile (ma non per questo poco gettonata) giustificazione che "Tanto siamo in Italia". Poi, però, ci si lamenta della "malasanità" o del "farmacista che dà l'Oki senza ricetta". Varrebbe la pena che CIASCUNO badasse alla PROPRIA Coscienza, anziché a quella degli altri .
Analogamente, se il farmacista vi informa che per un farmaco serve la ricetta, significa che CI VUOLE LA RICETTA: frasi del tipo "L'ho sempre acquistato senza" o "Il medico mi ha detto che non ci vuole" sono prive di significato e fanno solo perdere tempo, al farmacista e al cittadino stesso. Il farmacista non ha alcun interesse a NON vendere un farmaco (è un ricavo economico in meno, se ci riflettiamo... alla faccia del "farmacista lucratore"! ) e se si pone problemi in tal senso, significa semplicemente che NON è libero di vendere il farmaco in questione e/o che antepone la salute pubblica a qualsiasi altro fattore. Non sono scelte che dipendono dal farmacista: è la Legislazione che, a ragione o a torto, impone al farmacista di agire in un certo modo! Il cittadino dovrebbe semplicemente farsene una ragione.
Se questo crea problemi o frustrazioni, la soluzione è contattare il redivivo Ministero della Salute (o chi per esso) ed esporre direttamente le contestazioni del caso: prendersela col farmacista o fare la sceneggiata di protesta con tanto di insulti, imprecazioni o bestemmie (naturalmente, se lo scrivo è perché ho assistito e/o sono stato vittima personalmente di spettacoli del genere ) è solo una perdita di tempo, lo ribadisco, oltre a una dimostrazione di maleducazione e di mancanza di buon senso. Peraltro, nessun farmacista ha mai promulgato o modificato una legge vigente: NOI (noi farmacisti, intendo) non siamo neppure interpellati, quando i legislatori si svegliano al mattino con l'intento di variare la legislazione: NOI (sempre noi farmacisti, intendo) siamo "vittime" del Sistema esattamente come il cittadino, ammesso che di vittimismo si possa parlare. Non credo esista una professione o un mestiere vincolato alla Legge quanto la professione del Farmacista: di fatto, sono "altri" a decidere per noi: il Ministero della Sanità, le A.S.L., le Case Farmaceutiche, i Comuni, le Regioni, eccetera. Una serie di autorità che "decidono" cosa/come la farmacia/il farmacista debba fare/agire.

Le ricette mutualistiche durano 30 giorni: attenzione a non farle scadere!

Permettetemi, tuttavia, di ribadire il concetto: nonostante gli aspetti economici e amministrativi descritti finora è comunque la salute del cittadino ad avere la priorità in tutti questi frangenti (o, almeno, così dovrebbe essere). Se vendo un antibiotico senza ricetta, posso anche beccarmi una multa... e pazienza, la pago; ma se il cittadino va in shock anafilattico e ci resta secco mi ritrovo con ben altre gatte da pelare!
Poi, però, si parla di "malasanità"... NON del cittadino che ha piantato un casino insultando il farmacista pur di avere il medicinale anche senza ricetta o che non ha avuto il buon senso di parlarne prima col proprio medico o che non ha avuto voglia di fare un salto dalla Guardia Medica o che non ha accettato un eventuale altro medicinale più adatto in alternativa...
Mhmm... domando scusa per i toni un po' accesi con cui ho scritto questo paragrafo ma ammetto che in alcune situazioni la mia professione tenda a diventare estremamente frustrante e a impregnarsi di tutta una serie di problemi che, a conti fatti, non avrebbero neppure motivo di esistere se tutti (per "tutti" intendo proprio ciascuno di noi: medici, farmacisti, cittadini, eccetera) si limitassero a rispettare le regole e se le regole fossero elaborate per ottimizzare il lavoro dei professionisti sanitari anzichè burocratizzarlo inutilmente.




3- Legislazione imperfetta
La classificazione di un prodotto ai fini della fornitura al pubblico si basa solo marginalmente sui dati disponibili nella letteratura scientifica. La sicurezza e l'efficacia del prodotto, in generale, vengono dopo le esigenze del mercato.

La Legislazione farmaceutica è INDUBBIAMENTE piena di buchi e difetti, in gran parte perché non è stata redatta da un farmacista o, più in generale, da un professionista sanitario: a tratti emerge CHIARAMENTE come il legislatore non abbia la più pallida idea di cosa significhi lavorare in una farmacia aperta al pubblico e trovarsi a dover far fronte alle reali esigenze del cittadino.
Tanto per presentare un singolo (e neppure il più importante, se vogliamo) aspetto del problema, moltissimi medicinali, integratori o preparazioni fitoterapiche sono liberamente acquistabili da chiunque sebbene presentino interazioni farmacologiche, controindicazioni e potenziali effetti collaterali analoghi, se non superiori, ad altrettanti farmaci etici; d'altra parte per molti farmaci etici non ci sono obiettive ragioni che ne debbano vietare il libero impiego da parte del cittadino stesso.
Tutto sommato, comunque, per la maggior parte dei farmaci etici attualmente in commercio può essere sensata la necessità che sia il medico a prescriverli.
I discorsi del tipo "l'ho sempre usato e non mi ha mai fatto male" lasciano il tempo che trovano, perché è sufficiente un'interazione indesiderata con un altro farmaco, un integratore o anche semplicemente con un alimento particolare assunto in prossimità per incappare in spiacevolissime conseguenze (il succo di pompelmo è in grado di interferire con numerosi farmaci fino a oltre 24 ore dopo la sua assunzione, tanto per fare un esempio sorprendente: "E' naturale, quindi non fa male.." "Certo, certo, come no?! Anche la stricnina e i funghi velenosi sono naturali: SVEGLIA!" ).
Intendiamoci, non voglio fare allarmismi gratuiti o terrorismo psicologico: semplicemente ci tengo a sottolineare come, in generale, le controindicazioni, le eventuali interazioni e i potenziali effetti collaterali dei medicinali (di TUTTI i medicinali: i prodotti naturali non fanno eccezione, anzi, essendo sottoposti a minori controlli di sicurezza, riservano spesso le sorprese più impreviste: per maggiori dettagli in proposito invito a dare un'occhiata alla sezione "I prodotti 'naturali'") siano sempre in agguato e talvolta difficili da riconoscere per chi non abbia alle spalle una cultura scientifico-sanitaria adeguata. Anzi, per dirla tutta, a volte è difficile rendersene conto anche per i professionisti del settore, e potete credermi sulla parola

E' inutile arrivare in farmacia e "accorgersi" che il medico ha prescritto 1 confezione anzichè 2; il farmaco in gocce anzichè in compresse; il dosaggio "vecchio" piuttosto che quello con cui siete attualmente in terapia: per quanto possibile, controllate la prescrizione non appena ne entrate in possesso!

I medicinali, e la definizione di "medicinale" è mooooolto ampia (nella sezione "Corretto uso dei farmaci" paragrafo "3- L'impiego dei medicinali", trovate qualche cenno legislativo), NON sono caramelle!
Se questo concetto è valido, quindi, per TUTTI i medicinali, compresi quelli di automedicazione ("di libera vendita" e per i quali è pevisto il "self-service", alla faccia di una legislazione che dovrebbe tutelare la salute pubblica ), a maggior ragione è valido per i farmaci etici che, in quanto tali, necessitano di prescrizione medica per poter essere acquistati e impiegati. Sì, anche "semplicemente" impiegati: se il medico prescrive un farmaco in una determinata situazione non è detto che, in una situazione apparentemente simile, lo stesso farmaco continui ad essere indicato!
"Ne avevo ancora in casa e l'ho usato perché avevo gli stessi sintomi dell'altra volta": sono state le parole di una cittadino della prima farmacia in cui ho lavorato, in questa sede la signora X. Il medico, qualche mese prima, aveva prescritto alla signora X il Cortison-Chemicetina®, una pomata che contiene in associazione un antibiotico e un cortisonico, per risolvere un'infezione batterica sulla pelle. La signora X, notando un'irritazione cutanea APPARENTEMENTE simile, non ci ha pensato su due volte e ha cominciato a trattarla di nuovo col Cortison-Chemicetina® che le era avanzato. Quel che la signora X non sapeva era che la nuova irritazione non era affatto dovuta a un'infezione batterica, bensì a un'infezione micotica (il problema era un fungo, anziché un batterio); e, analogamente, non sapeva che le infezioni micotiche rappresentano una controindicazione per le pomate come il Cortison-Chemicetina®, in quanto tali farmaci favoriscono lo sviluppo di microrganismi non sensibili all'antibiotico (come i funghi, appunto).
La micosi della signora X non si risolse.
Peggiorò.
E più peggiorava, più la signora X ci metteva il Cortison-Chemicetina® nell'intento di guarirla (si noti come la signora X agisse in assoluta buona fede: dal suo punto di vista, l'infezione di cui era vittima era "uguale" a quella che, mesi prima, era riuscita brillantemente a risolvere grazie al farmaco che il medico le aveva prescritto e che il farmacista le aveva dispensato dopo aver controllato la regolarità della ricetta).
Dopo circa una settimana la signora X ha avuto il buon senso di venire in farmacia (non sto a descrivervi le condizioni della zona cutanea su cui il fungo aveva proliferato... ) e la fortuna di essere sollecitata a cessare l'impiego del farmaco e a far visita al proprio medico curante per esporgli il problema.
Ora, questo che ho riportato è un esempio molto banale: nessuno è mai morto perchè ha impiegato in modo improprio una pomata e in molti casi esistono pomate di libera vendita con un uguale profilo di rischio. Ci tenevo solo a far comprendere come spesso le apparenze ingannino e come non sempre sia una buona idea, quando c'è la salute di mezzo, agire di propria iniziativa, neppure impiegando farmaci che ci sono avanzati
Non per niente tutte le ricette hanno un limite temporale e un limite ben preciso al numero di confezioni acquistabili. Il medico prescrive il farmaco in QUEL momento, per QUELLA condizione patologica, con QUELLA posologia. Non è ragionevole né giustificabile che dopo mesi, avendo ancora in casa "un avanzo" del farmaco prescritto, si decida di impiegarlo di propria iniziativa in base alle proprie valutazioni (la signora X non credo commetterà più un simile errore ). Diamo almeno un colpo di telefono al medico stesso o, se proprio egli dovesse risultare irreperibile, chiediamo un parere in farmacia! Il medico e il farmacista sono individui che dovrebbero aver scelto liberamente di fare il proprio "mestiere" e dovrebbero quindi essere lì apposta per fornire pareri e suggerimenti su come impiegare al meglio i farmaci, evitando a chi li usa di incorrere in spiacevoli imprevisti.

Vi propongo un altro episodio realmente accaduto al Dott. Michelangelo Mundula, un mio collega di Dorgali, per concludere il discorso (riporto il suo testuale resoconto, con relativo commento):

Un giorno venne da me una vecchietta che mi chiese un notissimo spray per l'asma, mostrandomi la relativa bomboletta. Conosco la simpatica signora e, non risultandomi asmatica, le domandai incuriosito a cosa le servisse.
"Appo su tussu" ("ho la tosse"), rispose.
"Come mai non avete la ricetta?"chiesi.
"Perché me lo ha consigliato la vicina di casa!".

Riassumendo: la vicina, affetta da tosse asmatica, le aveva "prescritto" lo stesso medicinale usato da lei.
E' sicuramente un caso estremo (molto meno di quello che si potrebbe pensare, comunque! ndDarimar), ma ve lo sottopongo ugualmente. Per inciso: quel medicinale, oltre che inutile era PERICOLOSO, poiché controindicato elle malattie cardiache e nell' ipertensione.

Purtroppo o per fortuna, tuttavia, non spetta né al medico né al farmacista né al cittadino promulgare o modificare le leggi in vigore e qualsiasi commento in proposito finisce puntualmente col risultare sterile e privo di utilità pratica: il Ministero della Salute e l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) sono i SOLI e UNICI destinatari "utili" per qualsiasi contestazione in tal senso (anche se nel 2006 il Ministero dello Sviluppo Economico è parso avere più voce in capitolo sulla Salute...).
Ogni giorno ho clienti che si lamentano dei ticket, dei prezzi troppo alti, del fatto che non dispensiamo farmaci etici senza ricetta; ho clienti che mi danno del ladro se non propongo il generico ("Il farmacista punta a vendere il farmaco che costa di più per lucrarci sopra!") e clienti che, se glielo propongo, credono che intenda fregarli ("Se costa di meno significa che è più scadente!"); ho clienti che rivogliono indietro le ricette non ripetibili per poterle riutilizzare, che pretendono di avere un farmaco in gocce quando il medico ha prescritto le compresse e che insistono per avere lo sconto sui farmaci etici perché "Al telegiornale hanno detto che si può!".
A tutte queste lamentele, e a molte altre ancora, la risposta è sempre la stessa: la legislazione non è fatta dai farmacisti, che devono invece attenercisi esattamente come il cittadino; l'unica differenza è che, in caso di infrazione, il farmacista viene sanzionato, il cittadino no (non si sa bene per quale motivo, il cittadino è sempre e comunque la "vittima della malasanità", persino quando se la va a cercare ).
Medici e farmacisti, vincolati quindi essi stessi dalla legislazione, non possono far altro che svolgere (o cercare di svolgere) i propri ruoli professionali secondo le modalità sancite dalla legislazione stessa, nel rispetto dei propri colleghi e delle altre figure sanitarie e, soprattutto, tenendo sempre a mente che il fine ultimo deve rimanere comunque la tutela della salute pubblica, indipendentemente dalle pretese, dagli insulti e dal modo di fare del cittadino. Il cittadino, da parte sua, non riveste alcun ruolo all'interno di questo discorso e non può fare altro che recarsi prima dal medico per ottenere l'eventuale prescrizione del farmaco e successivamente in farmacia per ritirare il farmaco stesso dopo aver esibito la ricetta, pagando quel che c'è da pagare (non lo stabilisce il farmacista: lo impone la legge!) e adeguandosi alla burocrazia che la legislazione prevede. Qualsiasi contestazione in tal senso andrebbe fatta, lo ribadisco fino alla nausea, al Ministero della Salute e non al farmacista

Il farmacista non ha studiato Lingue Antiche: se la ricetta è scritta con grafia incomprensibile non è detto che egli riesca a decifrarne con sicurezza i contenuti!

Non vorrei essere frainteso: non sto dicendo che tutte le regole legislative in campo farmaceutico siano giuste e infallibili, intendiamoci. Anzi! Sto però dicendo che esse ci sono e che vanno rispettate (o, se proprio si sceglie di infrangerle, di certo non si può pretendere che "gli altri" siano automaticamente d'accordo o che agiscano allo stesso modo): il cittadino dovrebbe SEMPRE partire dal presupposto che il farmacista rispetti alla lettera la legislazione; se poi il singolo farmacista o la singola farmacia decide di "venire incontro" al cittadino (concedendogli un farmaco etico senza ricetta o, comunque, facendogli una cortesia) oppure di "violare deliberatamente" la legge stessa pur di non perdere quella decina di Euro di vendita anteponendoli alla tutela della salute pubblica, si tratta di una scelta di QUEL farmacista o di QUELLA farmacia. Un caso singolo, insomma, che nulla ha a che vedere col contesto generale in cui la professione è esercitata: generalizzare è sempre sbagliato, lo sanno tutti




4- Perchè "No ricetta, no farmaco"?
Il modo in cui si instaura il dialogo fra paziente e farmacista può fare la differenza fra esiti soddisfacenti ed esiti deludenti...

Perché il cittadino non può bypassare il medico e recarsi direttamente in farmacia dicendo: "Buongiorno, ho la patologia X e mi serve il farmaco Y: datemelo"?
No, scusate.. ho posto male io il discorso : in realtà frasi di questo tipo si sentono tutti i giorni in tutte le farmacie e, in genere, chi le proferisce ha pure la pretesa di essere automaticamente accontentato ("Ho quasi cinquant'anni: saprò bene quale farmaco mi serve, no!?" "Certamente, infatti arrivati alla soglia dei cinquanta tutti ricevono un diploma in Farmacologia!").
La domanda che volevo porre è la seguente: perché quando il cittadino bypassa il medico e si reca direttamente in farmacia dicendo: "Buongiorno, ho la patologia X e mi serve il farmaco Y: datemelo" il farmacista non è automaticamente autorizzato ad accontentarlo?
Beh, indipendentemente da quel che accade all'atto pratico, c'è ben più di una risposta: primo, non esiste alcun motivo ragionevole per cui il farmacista dovrebbe accettare passivamente l'idea che il cittadino in questione soffra della patologia X (è il medico, dopo aver fatto svolgere al paziente le opportune ed eventuali analisi di sangue, feci, urine o quantaltro, che diagnostica un'eventuale patologia. Il farmacista, rigorosamente parlando, non dovrebbe neppure porsi interrogativi circa i motivi per cui il cittadino debba assumere il farmaco che il medico gli ha prescritto. Anzi con la perenne ombra della "Legge sulla privacy" in agguato, meno si sa del cittadino e meglio è ); secondo, non è detto che il farmaco Y, seppure indicato nella patologia X, sia il medicinale migliore per il cittadino in questione (è di nuovo compito del medico prescrivere il farmaco o i farmaci più adatti, dopo aver tirato le somme sullo stato di salute del paziente e aver valutato, eventualmente, il rapporto rischio/beneficio associato alla terapia. Il farmacista non ha voce in capitolo già per il semplice fatto di non poter visitare il cittadino né di potergli prescrivere analisi ed esami vari. Al massimo, il farmacista è autorizzato... scusate di nuovo, intendevo dire "obbligato"... a proporre un farmaco "generico" o "equivalente" a quello prescritto); terzo, se mettiamo per un istante da parte il Decreto Legislativo 274/2007, la legislazione vieta al farmacista (e, anzi, come negli esempi riportati poco sopra, lo sanziona in modo tuttaltro che pietoso in caso di violazione ) la dispensazione di farmaci etici senza che il cittadino abbia presentato la relativa prescrizione medica E senza che quest'ultima sia stata compilata dal medico in modo formalmente corretto (ogni volta, il farmacista deve obbligatoriamente assicurarsi non solo che il cittadino presenti la ricetta ma anche che quest'ultima non sia scaduta, non sia completa nel numero di confezioni previste e sia compilata dal medico nel modo previsto dalla legge. Solo successivamente potrà dispensare il farmaco. Per la cronaca, nella mia esperienza professionale oltre la metà delle ricette andrebbe rispedita direttamente al medico senza concedere il farmaco al cittadino, per via di errori di compilazione o di "dimenticanze" varie...).
Ma supponiamo per un istante che il farmacista si beva la storia della patologia X, che giudichi il farmaco Y adatto al cittadino e che chiuda un occhio dispensandolo seppure in assenza dell'autorizzazione del medico (la ricetta, in fin dei conti, rappresenta anche questo: l'autorizzazione, che il medico concede al farmacista, di dispensare un farmaco a un suo paziente): il farmacista non sarebbe comunque tutelato in alcun modo dalle eventuali conseguenze che l'assunzione impropria (errato dosaggio, assunzione di cibi o altri farmaci in grado di interagire, effetti collaterali particolarmente pronunciati, abuso, eccetera) da parte del cittadino potrebbero avere sulla salute del cittadino stesso!
In altre parole, se succedesse qualcosa, la colpa sarebbe del farmacista e ne risponderebbe la farmacia personalmente, in via amministrativa o penale.
Così non solo il farmacista non adempie ai propri doveri di tutore della salute pubblica, ma subisce pure le conseguenze della propria eventuale leggerezza: come dire... oltre al danno, pure la beffa

"Farmacista", così come "Medico", "Avvocato", "Professore", "Ingegnere" e mille altri esempi, è solo un titolo di studio: di per sè, non implica necessariamente competenza, cultura o capacità di rapportarsi al pubblico.

In definitiva, quando un cittadino pretende (perchè nel 90% dei casi non si tratta di una richiesta cortese: si tratta di una PRETESA CATEGORICA!) di avere un farmaco etico pur essendo sprovvisto di regolare ricetta medica, per quale motivo il farmacista dovrebbe rischiare una sanzione pur di venire incontro al cittadino in questione? Per vendere il farmaco e ricavarne quella bassa percentuale (perché, su scala globale, è una BASSA percentuale, sia ben chiaro alla faccia di chi, per ignoranza, equipara il farmacista al "ricco lucratore" ) di profitto? Per dare il contentino al cittadino e tenerselo buono per un'altra vendita ancora? In definitiva: per pure ragioni economiche?
Non esiste. Non per quel che è il significato deontologico della Professione
Ora, questo è un discorso molto ideale e piuttosto rigido, intendiamoci. Già se le farmacie dovessero respingere il cittadino ogni volta che si presenta con una ricetta mal compilata si scatenerebbe il finimondo; analogamente esistono situazioni in cui, entro i limiti del possibile, si cerca di venire incontro al cittadino persino quando richiede un farmaco etico pur essendo sprovvisto di ricetta medica.
Per forza: al di là del ruolo che riveste in ambito sanitario, la farmacia è pur sempre anche un'azienda e se non si adeguasse a quello che fa la concorrenza (come cercherò di chiarire più oltre si tratta del classico "serpente che si morde la coda") rimarrebbe ben presto senza pane. C'è una sottile ironia nel notare come, cercando di rispettare la legge, si subiscano danni e critiche frequentemente e in abbondanza mentre disinteressandosene si riesca a mettere tutti (o quasi) d'accordo...

Esiste tuttavia una via di mezzo fra l'accontentare sistematicamente ogni capriccio del cittadino e rispettare alla lettera la Legislazione Farmaceutica. Questa via di mezzo pone la differenza fra un farmacista "venditore dei medicine" e un farmacista "professionista dei medicinali" e si rifà a quel che, indipendentemente dalla legislazione, esprime la deontologia professionale. Riporto a questo proposito un Articolo del "vecchio" Codice deontologico del Farmacista:

"Il farmacista, in qualsiasi atto professionale e comunque nell'attività di controllo e consiglio, agisce secondo scienza e coscienza E nel rispetto della legge".

(Codice deontologico del farmacista, anno 2000, Art. 4.2)

Questo articolo non autorizzava di certo il farmacista a violare arbitrariamente la legge ma, obiettivamente, poneva sullo stesso piano il rispetto della legge e l'azione secondo scienza e coscienza. Un dettaglio ricco di spunti di riflessione...
L'attuale Codice deontologico, approvato nel 2007, ribadisce all'Articolo 6 come la dispensazione del farmaco (di QUALUNQUE farmaco) sia "un atto sanitario, a tutela della salute e dell'integrità psico-fisica del paziente" e come tale atto sia di pertinenza esclusiva del farmacista, il quale "ne assume la relativa responsabilità", nel bene o nel male.
In ogni caso, lo ripeto ancora a scanso di equivoci, tutto questo non significa che dispensare un qualsiasi farmaco etico senza ricetta non sia in prima analisi illecito! Gli enti competenti sono in grado di sanzionare la farmacia in QUALSIASI contesto esuli dalla casistica prevista dalla legislazione (e non si pongono problemi nel farlo, credetemi sulla parola ). Eppure ci si ritrova in una sorta di circolo vizioso in cui da un lato troppo spesso il cittadino pretende, troppo spesso il medico sbaglia e troppo spesso il farmacista si sostituisce al medico.
Un casino, insomma!




5- Il cerchio che si chiude

E qui arriviamo, o ritorniamo, alla domanda iniziale: perché il valore e il significato della prescrizione medica è così sottovalutato o addirittura ignorato e disprezzato? La spiegazione la fornisce, di volta in volta, il cittadino stesso:

"Nelle altre farmacie me lo danno sempre anche senza ricetta!"

"Non intendo fare due ore di fila dal medico per farmi fare la ricetta!"

"Ho sentito il medico per telefono e mi ha detto che la ricetta non serve."

"Sono stato al Pronto Soccorso e mi hanno detto che la ricetta non serve."

"Sì, so che serve la ricetta, ma tanto siamo in Italia..."

"Si sbaglia, la ricetta non serve: è un farmaco a pagamento."

Usate la testa e ragionate: se il farmacista vi dice che "ci vuole la ricetta" non vuole farvi un dispetto! Vuole solo tutelare la vostra salute, rispettare la legge e/o evitare di incorrere in sanzioni.

Ciascuna di queste argomentazioni è priva di significato dal punto di vista della sicurezza di chi impiega, o vorrebbe impiegare, il farmaco ed è da questa considerazione che chiunque abbia un minimo di buon senso dovrebbe partire nell'istante in cui entra in farmacia. Naturalmente si tratta di spiegazioni prive di significato anche dal punto di vista legale. E anche dal punto di vista logico non è che siano troppo convincenti, se proprio dobbiamo dirla tutta!
Qualche commento, tanto per chiarire meglio il concetto.
Il fatto che in autostrada si vedano di tanto in tanto auto di Polizia o Carabinieri che viaggiano oltre i 130 Km/h non implica assolutamente che sia legale farlo; analogamente per le farmacie che dispensano farmaci etici senza ricetta: se un mio collega sceglie di infrangere la legge, per quale motivo io dovrei fare altrettanto?! In più, anche se la farmacia decide di "venire incontro" al cittadino concedendogli il farmaco, possiamo stare sicuri che, se in quel momento entra la A.S.L. a fare un controllo, nessuno "verrà incontro" alla farmacia chiudendo un occhio di fronte all'accaduto.
Fare due ore di fila dal medico per farsi prescrivere un farmaco in grado di tutelare la nostra salute no; però le code in posta e in banca si fanno, così come le code al supermercato per pagare alla cassa o al cinema per prendere il biglietto o per strada quando siamo in auto. E' inquietante come talvolta si abbia la pretesa di accorciare i tempi in alcuni contesti mentre si accettino passivamente in altri...
Purtroppo a volte sono i medici stessi a fornire informazioni errate circa la reperibilità di un farmaco. Ciò crea situazioni molto imbarazzanti, in cui la maggior parte dei casi, tanto per cambiare, vede il cittadino prendersela col farmacista ("Se il medico ha detto così significa che è così!"), finché non si prende la confezione e si mostra la famosa frasetta magica "Da vendersi dietro presentazione di ricetta medica": incredibile, aveva ragione il farmacista che, casualmente, DISPENSA farmaci per 40 ore alla settimana...
Vabbé, sulla faccenda che "siamo in Italia", quindi le regole possono tranquillamente andare a farsi benedire stendo un velo pietoso. Eppure, statisticamente, non pochi clienti mi tirano fuori questo discorso: inquietante...
Infine c'è l'incredibile leggenda metropolitana secondo cui il solo senso della ricetta stia esclusivamente nell'ottenimento del farmaco gratuitamente da parte del cittadino: in pratica l'unica ricetta esistente è quella mutualistica. Boh

Io non ho nulla da obiettare se un farmacista sceglie di dispensare farmaci etici anche senza che il cittadino abbia una regolare prescrizione medica. E' una scelta del singolo farmacista. L'importante è che il cittadino ne sia informato e che non sia spetti sistematicamente scelte analoghe da ogni farmacista.

Esistono possibili soluzioni al fenomeno? Non in questo mondo, credo. Bisognerebbe per prima cosa che TUTTE le farmacie decidessero di agire di comune accordo, allo stesso modo, sempre e comunque, in qualsiasi contesto (già questo rasenta l'utopia perché, come vedremo nel prossima paragrafo, le farmacie NON sono tutte uguali e, in ogni caso, c'è sempre chi fa il "furbo" anche dopo aver preso accordi ragionevoli e ben ponderati); bisognerebbe poi che medici e ospedali si informassero adeguatamente prima di fornire eventuali indicazioni errate ai pazienti; bisognerebbe anche che il cittadino riuscisse a comprendere come l'unico reale significato della ricetta medica sia la tutela della sua salute; infine bisognerebbe che il cittadino stesso comprendesse pure come i medici e i farmacisti lavorino allo scopo di tutelare la sua salute MA pur sempre con vincoli imposti dalla legge e con la minaccia di sanzioni ad ogni angolo.
Forse la cosa più ragionevole da fare sarebbe rivedere la Legislazione nel suo insieme, in modo piuttosto radicale; ma qui, anziché medici, farmacisti e cittadini, entrerebbero in gioco i politicanti: le cose non potrebbero quindi che peggiorare ulteriormente, se possibile.




6- Farmacie e ricette mediche
Non tutti... ma molti problemi della Sanità italiana sarebbero, a mio avviso, facilmente risolvibili se ci fossero più controlli e più sanzioni, per tutti: medici, farmacisti e cittadini.

Non tutte le farmacie sono uguali. Non parlo solo di arredamento, dimensioni o estetica ma soprattutto di "logistica". A parità di altri fattori, il luogo in cui sorge una farmacia, in relazione anche con la vicinanza di altre eventuali farmacie, può fare la differenza sull'importanza che la farmacia stessa attribuisce ad alcune ricette mediche e, di conseguenza, sul rapporto col cittadino.
Prendiamo il caso, per assurdo, di una farmacia completamente isolata. Supponiamo che la farmacia ad essa più vicina sia distante 50 Km. Ebbene, la concorrenza dei colleghi, in questo caso immaginario, rasenterebbe lo zero: se supponiamo altresì un flusso di clienti sufficientemente abbondante, la farmacia isolata potrebbe permettersi il lusso di rispettare la legislazione "alla lettera". Perché? Beh, perché il cittadino non avrebbe alternative: o il farmaco ti serve e allora vai a fartelo prescrivere dal medico (e mi porti quindi la regolare ricetta che mi autorizza a dispensartelo), oppure ti tocca farti 50 Km di strada per andare nell'altra farmacia (ammesso che quest'ultima ti conceda il farmaco etico anche se sei sprovvisto di ricetta, s'intende ).
Questo caso preso in esame, lo ribadisco, rappresenta una situazione assolutamente idealizzata, estrema, che però rende bene l'idea di quale sia la principale motivazione che può spingere una farmacia a chiudere un occhio (e magari più di uno...), di tanto in tanto: la concorrenza. Vale a dire, in definitiva, l'aspetto economico.
Se io rispetto la Legislazione e il mio collega (che, nei casi reali, dista in genere poche centinaia di metri) no, io finirò col perdere clienti e, di conseguenza, ne subirò un danno economico. Sembra incredibile ma è così: rispettare la legge, almeno in questo caso, significa perdere clientela ed essere penalizzati.
Perché? Ma perché la maggior parte dei cittadini non comprende che, se il farmacista si rifiuta di vendere un farmaco senza ricetta, è anzitutto per salvaguardare la salute del cittadino stesso. La maggior parte dei cittadini rimane seccata dal rifiuto, infastidita dall'idea di dover andare dal medico per farsi fare questa benedetta ricetta, perplessa dal fatto che in altre farmacie lo stesso medicinale sia venduto tranquillamente senza ricetta: in definitiva la maggior parte dei cittadini si fa due calcoli e comincia ad andare nella farmacia che dispensa farmaci anche senza ricetta, in modo da risparmiare tempo, sebbene questo possa costare qualche centinaio di metri in più di strada.
L'importanza primaria viene quindi attribuita alla "facilità", sia in termini di sforzi sia in termini di tempi, con cui un farmaco può essere reperito. Sotto questo punto di vista è molto più conveniente andare in una farmacia che dà il farmaco direttamente appena lo si richiede piuttosto che andare prima dal medico o dover insistere, spesso in modo assai imbarazzante, per ottenere il farmaco stesso anche senza ricetta.
Ma la strada "facile" non sempre è quella più "sicura": si noti infatti come, all'interno di questo discorso, i rischi che l'autoprescrizione di un farmaco etico comporta non siano neppure presi in considerazione né siano presi in considerazione i problemi cui la farmacia può andare incontro qualora scelga di cedere alle insistenze del cittadino (e tralasciamo tutta la problematica rappresentata dagli acquisti via Internet). In altre parole non sembra emergere rispetto né per la propria salute né per le esigenze che il ruolo della farmacia richiede (non per scelta del farmacista, che ne farebbe volentieri a meno, bensì per le regole che la legge impone!).
Poi, quando il cittadino ne rimane danneggiato (per carità, parliamo di un caso su cento, ma fa notizia proprio perché capita una volta ogni tanto), si parlerà di "malasanità". I media parleranno della farmacia X che ha dispensato il farmaco Y al cittadino Z senza l'autorizzazione da parte del medico, sottolineando come la sanità, in Italia, non funzioni bene e come anche i professionisti del settore, pur di ricavare il guadagno di una vendita in più, siano disposti a far correre rischi al cittadino.
Nessun notiziario, invece, parlerà di come il cittadino Z si sia autoprescritto il farmaco Y, non avendo tempo o voglia di andare dal medico per farsi fare la ricetta, né di come il cittadino Z abbia insistito pur di ottenere il farmaco, dimostrando ignoranza, maleducazione e assai poco buon senso.

A questo punto ci troviamo di fronte a due casi limite, entrambi virtualmente impossibili da sostenere a lungo andare: il primo è quello della farmacia che, per non far correre rischi al cittadino e per non correre rischi essa stessa, rispetta in modo rigoroso la legislazione; il secondo è quello della farmacia che, per non perdere clienti e per venir loro incontro, dispensa tutto ciò che i clienti stessi richiedono.
Nella realtà quotidiana, la prima farmacia finisce col perdere clienti; la seconda rischia sanzioni, o peggio, a ogni vendita. Peraltro non credo che, nella realtà quotidiana, esistano farmacie arroccate su posizioni tanto eccessive.
Soluzioni?
Esiste in effetti un atteggiamento intermedio, fra questi due casi estremi, che è quello adottato dalla maggior parte delle farmacie e che, se da un lato rappresenta letteralmente un "rischio calcolato" per la farmacia stessa, dall'altro permette al farmacista di sfruttare la propria competenza professionale per comprendere, di volta in volta, le reali necessità del cittadino. Questo atteggiamento è forse il miglior connubio fra l'importanza degli aspetti economici della professione e l'importanza, comunque maggiore, che ha la tutela della salute pubblica.
La prima parte del discorso, quella economica, è la seguente: prendo atto che la legge mi sanziona qualora io venda un farmaco etico senza ricetta. In caso di sanzione, perdo la cifra X; se comincio a perdere clienti, perdo la cifra Y; faccio un confronto fra X e Y e nel momento in cui X è minore di Y scelgo arbitrariamente di correre il rischio della sanzione per venire incontro al cittadino e salvaguardarne la fidelizzazione alla mia farmacia.
La seconda parte del discorso, quella etica, è la seguente: io farmacista, professionista del farmaco, conosco perfettamente gli effetti terapeutici, le controindicazioni e i potenziali effetti collaterali dei medicinali che dispenso. Queste conoscenze mi permettono di discriminare le modalità con cui dispensare ALCUNI farmaci etici anche in assenza di ricetta medica e di discernere con quali farmaci sia possibile agire in tal senso, dopo aver indagato sui motivi per cui il cittadino vorrebbe impiegare il farmaco in questione (si noti come parte di questa condotta, adottata "da sempre" dalla maggior parte delle farmacie e da sempre strumentalizzata da terze parti per sottolineare come le farmacie "violassero la legge", sia stata infine "legalizzata" col DL 274/2007).
Quell'"alcuni" che ho evidenziato rappresenta il limite di tolleranza entro cui la farmacia sceglie di venire incontro al cittadino. Tale discriminazione è, ovviamente, dovuta al fatto che non tutti i farmaci sono uguali. Alcuni medicinali etici sono, obiettivamente, poco più che integratori alimentari e, in un contesto opportuno, non rappresentano alcun pericolo concreto per il cittadino (ricordiamo che il legislatore NON è, e non è mai stato, un farmacista...); altri sono, invece, più pericolosi, presentano un potenziale d'abuso oppure richiedono specifiche analisi (che il farmacista non ha la possibilità di prescrivere né di eseguire) e, di conseguenza, neppure il farmacista, in Coscienza, dovrebbe sentirsi libero di dispensarli senza l'autorizzazione del medico.
Risultato: il farmacista, assumendosi integralmente la responsabilità delle proprie scelte e accettandone le eventuali conseguenze, mette in pratica quando espresso nell'art. 4.2 del Codice Deontologico 2000: "... scienza e coscienza...".




7- Principali tipi di ricetta medica

I farmaci che richiedono una ricetta medica per poter essere acquistati sono denominati farmaci etici. Per capire se ci troviamo di fronte a un farmaco etico è sufficiente rigirarci la confezione fra le mani: se su una faccia della scatola c'è scritta una frase del tipo "Medicinale vendibile solo dietro presentazione di ricetta medica", allora il farmaco è etico e non può essere acquistato (né dovrebbe essere assunto) se non su prescrizione medica: nessun farmaco etico, in quanto tale, è un farmaco di automedicazione.
Ciononostante esistono farmaci etici e farmaci etici, la cui classificazione, al di là delle proprietà farmacologiche o delle strutture chimiche dei principi attivi, è basata sul tipo di ricetta che il medico deve compilare e fornire per richiedere al farmacista la dispensazione.
Non a caso esistono vari tipi di ricetta medica.
Qui di seguito riporto alcuni dettagli legislativi relativi alle ricette di farmaci a uso umano ripetibili, a quelle non ripetibili e a quelle mutualistiche: ho limitato il discorso a questi tipi di ricette soprattutto perché riguardano i farmaci etici più frequentemente prescritti.
Esistono tuttavia anche altri tipi di ricette (es.: stupefacenti per la terapia del dolore severo, veterinarie, limitative, eccetera), per le quali rimango a disposizione qualora ci fossero dubbi, quesiti o semplici curiosità da esprimere!


Ricetta ripetibile

I farmaci che, per essere dispensati, richiedono una ricetta ripetibile (dal punto di vista formale nota semplicemente come "ricetta medica" sono elencati nella Tabella 4 della Farmacopea Ufficiale e immessi in commercio ai sensi del DL 219/2006, Art. 88.

VALIDITA':

  • Temporale: 6 mesi dalla data di compilazione, escluso il giorno di prescrizione (salvo diversa indicazione del medico).
  • Materiale: 10 confezioni (salvo diversa indicazione del medico).
  • Geografica: nazionale.

FORMALISMI:

  • Nome, cognome, domicilio e firma del medico.>
  • Data di compilazione.

SPEDIZIONE:

  • Timbro della farmacia.
  • Data della dispensazione.
  • Costo unitario dei farmaci acquistati.
  • Numero di confezioni dispensate (se maggiore di 1).
  • Trattenere per 6 mesi (solo preparazioni galeniche) o riconsegnare al cittadino.

PARTICOLARITA':

  • Il medico può estendere o limitare indefinitamente la validità temporale.
  • Il medico può estendere o limitare indefinitamente la validità materiale ma non la ripetibilità.
  • Il cittadino ha il diritto di acquistare, se disponibile sul mercato, il corrispondente "equivalente" del farmaco prescritto (a meno che il medico non imponga esplicitamente la non-sostituibilità del medicinale).
  • Il farmacista ha l'obbligo di informare il cittadino dell'esistenza eventuale del corrispondente "equivalente" a minor prezzo del farmaco prescritto (a meno che il medico non imponga esplicitamente la non-sostituibilità del medicinale).
  • Farmaci stupefacenti (Tabella II.E): durata temporale ristretta a non più di 30 giorni escluso il giorno di compilazione e ripetibilità non superiore a 3 confezioni. La validità materiale può essere estesa o limitata indefinitamente.
  • L'unico formalismo di spedizione realmente indispensabile e sanzionabile è l'apposizione del timbro della farmacia.

Ricetta non ripetibile

I farmaci che, per essere dispensati, richiedono una ricetta non ripetibile (da rinnovarsi volta per volta) sono elencati nella Tabella 5 della Farmacopea Ufficiale e immessi in commercio ai sensi del DL 219/2006, Art. 89.

VALIDITA':

  • Temporale: 30 giorni dalla data di compilazione (escluso il giorno di compilazione stesso); 3 mesi nel caso di preparazioni galeniche magistrali.
  • Materiale: 1 confezione (salvo diversa indicazione del medico).
  • Geografica: nazionale.

FORMALISMI:

  • Nome, cognome, domicilio e firma del medico.
  • Data di compilazione.
  • Codice fiscale oppure nome e cognome del paziente (salvo rarissimi casi).

SPEDIZIONE:

  • Timbro della farmacia.
  • Data della dispensazione.
  • Costo unitario dei farmaci acquistati.
  • Numero di confezioni dispensate (se maggiore di 1).
  • Trattenere per 6 mesi, quindi distruggere.

PARTICOLARITA':

  • Tante e varie, a seconda del farmaco prescritto.

Ricetta mutualistica

I farmaci che possono essere dispensati a carico del S.S.N. (Servizio Sanitario Nazionale) non costano nulla al cittadino se la prescrizione è fatta dal medico su ricetta mutualistica (quelle rosse, per intenderci ), salvo eventuali ticket regionali o differenze dal "prezzo di riferimento" (consultare la Sezione "I farmaci 'generici'" per maggiori informazioni). Il farmacista provvederà a staccare i fustelli adesivi dalla confezione del farmaco e ad attaccarli sulla ricetta negli appositi spazi. Dopo di che le ricette mutualistiche saranno spedite alle A.S.L. di competenza, le quali rimborseranno alla farmacia il costo dei farmaci così dispensati.

VALIDITA':

  • Temporale: 30 giorni dalla data di compilazione (escluso il giorno di compilazione stesso).
  • Materiale: fino a 2 confezioni (fino a 3 confezioni qualora il cittadino sia esente per qualche patologia connessa col farmaco in questione; fino a 6 confezioni nelle prescrizioni di antibiotici iniettabili monodose e in altri rari casi) e fino a 60 giorni di terapia.
  • Geografica: regionale (salvo rarissimi casi).

FORMALISMI:

  • Firma del medico.
  • Timbro del medico (o suoi dati).
  • Data di compilazione.
  • Nome e cognome del paziente.
  • Codice fiscale del paziente.
  • Codice esenzione (se multiprescrizione).
  • Nota AIFA (se richiesta).
  • Altre variabili a carattere regionale.

SPEDIZIONE:

  • Timbro della farmacia.
  • Data della dispensazione.
  • Adesione dei fustelli dei farmaci dispensati.

PARTICOLARITA':

  • Il paziente può richiedere che il proprio nome e il proprio cognome siano celati da un apposito adesivo per questioni di privacy
  • Varie, a seconda del farmaco prescritto e della legislazione regionale.


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Il M.S.F.I. mira a tutelare il cittadino-paziente e la salute pubblica attraverso la valorizzazione della farmacia territoriale e del farmacista che in essa esercita - Continua
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