La mia filosofia

Sono un farmacista collaboratore che crede nel "Sistema Farmacia".
Sono profondamente convinto che il farmaco non sia un "bene commerciale di consumo" bensì un "bene etico di salute": come tale, non può e non dovrebbe essere assoggettato alle normali regole di mercato. E' quindi importante che l'accesso al farmaco sia controllato, monitorato, limitato e, possibilmente, regolato da norme che antepongano la sicurezza del cittadino al giro d'affari che, comunque, ruota per forza di cose intorno al medicinale stesso.

Non condivido gli aspetti "mercantili" che dal 2005 hanno invaso il mercato del farmaco il quale, in quanto "bene etico di salute", dovrebbe essere uno strumento indispensabile a curare/prevenire patologie e, quindi, a tutelare un diritto costituzionale di ogni cittadino italiano. Sconti; ticket variabili da regione a regione; medicinali vendibili in quasi qualsiasi esercizio commerciale, prezzi scelti arbitrariamente dai titolari del punto-vendita; mezze verità, velate bugie o menzogne esplicite diffuse da chiunque abbia un interesse personale in gioco pur di anteporre il proprio ritorno economico alla tutela della salute pubblica; la pretesa che "farmacista" sia di per sé sinonimo di "garanzia di tutela della salute pubblica" laddove è solo un titolo di studio (piuttosto, occorre una Coscienza, occorrono opportuni controlli e sanzioni da parte di enti ufficiali supervisori e occorre un ambiente idoneo, quale è la farmacia, per tutelare adeguatamente il cittadino); eccetera.

Quelli che ho appena accennato a descrivere sono tutti aspetti tanto lontani dal vero significato del "farmaco" quanto vicini agli interessi di chi punta a smantellare il nostro Sistema Farmacia: i colleghi che badano alle proprie smanie imprenditoriali e/o al proprio tornaconto; i politicanti che badano a salvaguardare la propria poltrona; le associazioni di consumatori che badano, almeno in teoria, al portafogli del cittadino-consumatore senza rendersi conto che ad aver bisogno del farmaco, non per scelta bensì per necessità, è il cittadino-paziente e che la sua salute vale molto più del suo portafogli; l'Antitrust, che giustamente bada alle leggi del mercato laddove il farmaco, come accennato, non è un normale "bene commerciale di consumo" bensì richiede tutta una serie di paletti e di controlli proprio nel superiore interesse della salute pubblica; i media, che riportano (o NON riportano) notizie senza avere alcuna esperienza diretta di cosa sia il farmaco, di cosa sia il "Sistema Farmacia" e di cosa significhi lavorare in una farmacia aperta al pubblico; eccetera.

Sono un farmacista che crede nell'importanza del DIALOGO: dialogo fra colleghi, dialogo fra farmacista e medico, dialogo fra farmacista e cittadino. Non esiste che si raccontino storielle per salvare la faccia, auliche perifrasi mirate a rigirare le carte in tavola o spiegazioni a metà nella speranza di dare un contentino a chi ci sta di fronte: o si cerca di spiegare le cose come stanno REALMENTE oppure si apprende l'arte del "tacere" e la si mette sistematicamente in pratica. E' una questione di professionalità, rispetto e correttezza o, detto in altre parole, è una questione di Coscienza. Perché è troppo facile lavarsi la bocca con frasi del tipo "Io, Professionista Sanitario, laureato e abilitato dallo Stato a esercitare, so..." quando davanti al cittadino che richiede spiegazioni si preferisce ripiegare su una strada di comodo piuttosto che spendere il tempo e le energie necessarie a fornire i chiarimenti del caso; o, davanti al medico che si pone in un rapporto conflittuale, si preferisce lasciar correre piuttosto che cercare un dialogo costruttivo per entrambi. C'è SEMPRE da imparare e da migliorarsi: vale per tutti (me compreso!) e il dialogo rimane in tal senso lo strumento migliore all'interno di una collettività.

Sono un farmacista che non ha paura di ammettere i propri limiti: se non so qualcosa (ed è maledettamente certo che ci sia qualcosa che ignoro, persino nella mia professione, perché sono solo un essere umano e nulla più!) non ho problemi a dire al cittadino: "Un attimo di pazienza, che mi informo..." o addirittura "Non saprei, se ha piacere mi informo e le faccio sapere...". Preferisco, in definitiva, ammettere una mia eventuale lacuna piuttosto che inventare qualche favoletta da propinare al cittadino (a suo danno, perchè l'ignoranza non comporta mai vantaggi ) per salvare la faccia. Anche perché, sebbene in non rare occasioni il cliente tenda a non ascoltare o a diffidare di quel che dice il farmacista, esistono piacevoli eccezioni in cui veniamo ascoltati con interesse e con lo sforzo di comprendere le nostre parole.

Sono un farmacista che non teme di dire "No" al cittadino. Ci sono casi, entro certi limiti, in cui ben volentieri cerco di venire incontro a un cliente che abbia esigenze precise, urgenti e appurate. Ci sono tuttavia altri casi in cui il "capriccio" del cittadino non vale nulla rispetto al ruolo educativo che il farmacista dovrebbe esercitare spiegando come e quando un determinato farmaco vada o non vada impiegato, nell'interesse del cittadino stesso. Negare un medicinale che richiede ricetta a un cittadino che ne sia sprovvisto significa, sorprendentemente, agire nel suo interesse, ponendo la sua salute al primo posto: persino prima dell'eventuale ricavo economico che la vendita del farmaco comporterebbe. A dispetto di chi punta il dito accusando "il farmacista" (tutti: titolari, collaboratori, disoccupati, eccetera: generalizziamo pure, chi se ne frega?!) di lucrare sulla salute pubblica.

Sono un farmacista che cerca di mantenere aggiornata la propria preparazione: ci sono campi della Farmacologia, e di altre discipline connesse alla professione (la Biochimica e la Fisiologia in testa), che fanno un passo ogni dieci anni; ce ne sono altri (la Legislazione, la Tecnica Farmaceutica e parti della Farmacologia stessa, ad esempio) che in un mese possono percorrere anni-luce. Per ogni farmacista è un obbligo professionale, oltre che morale, cercare di aggiornarsi quanto più frequentemente e approfonditamente possibile sulle eventuali novità, farmacologiche e non, capaci di migliorare il servizio prestato in farmacia. Nessuno di noi riesce a mantenersi aggiornato su TUTTO e IN TEMPO REALE; però, sforzarsi quanto più possibile in tal senso dovrebbe essere un tentativo costante di ogni farmacista in quanto tale.

Sono un farmacista che, sotto il profilo legislativo, rifiuta a priori quel che riportano i media, quel che fanno o pensano i colleghi e quel che dicono "i luminari": cerco di comprendere al meglio ciò che la Legislazione impone di per sé e di dissipare i miei eventuali dubbi attingendo a fonti primarie e ufficiali (prima fra tutte la Gazzetta Ufficiale, anche se nell'Italia odierna neppure essa rappresenta più una fonte certa). Considero tutto il resto fiato sprecato e non mi pongo neppure il problema di eventuali discrepanze fra quel che mi detta la mia Coscienza e l'opinione altrui. Naturalmente mi assumo in ogni momento piena responsabilità circa eventuali miei errori di valutazione, ci mancherebbe!

Concludendo, questi sono alcuni miei metri di valutazione quando esercito la professione e, di conseguenza, sono anche capisaldi della "filosofia" con cui ho creato questo Sito. Come credo sia già chiaro, non pretendo di avere la Verità in tasca né di essere onnisciente e/o perfetto nell'esercizio del mio lavoro. Grazie al Cielo, però, antepongo i fini per i quali ho scelto questa professione a quelle che possono essere le mie esigenze personali: dentro o fuori dalla farmacia in cui lavoro sono sempre "io" ma quando indosso il camice ho dei doveri cui adempiere sia nei riguardi della mia titolare (non mi paga lo stipendio per hobby bensì per il contributo che fornisco alla sua azienda) sia nei riguardi del cittadino (sono dietro al banco per fornirgli un servizio al meglio delle mie capacità, nulla di meno).

Ecco, dopo tutto questo discorso introduttivo, forse tedioso e in tal caso me ne scuso, permettetemi di rinnovarvi il benvenuto, adesso che ho esposto qualcosa in più sul mio modo di vedere le cose: i contenuti della "Farmacia Virtuale" esistono essenzialmente per accorciare le distanze fra il cittadino e il farmacista!

Ah, per qualsiasi dubbio, quesito, curiosità, perplessità o suggerimento non esitate a contattarmi al mio indirizzo e-Mail: non mi sottraggo mai al dialogo, purché sia proposto in termini civili, motivati e costruttivi!


Dott. Alessandro Taroni, farmacista Collaboratore,
Ordine dei Farmacisti di Pordenone, n° 499

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Sito personale dedicato al diabete mellito, per sapere qualcosa in più su questa patologiae imparare eventualmente ad affrontarla con un po' di ottimismo - Continua